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Guariti ma non assicurabili: il costo nascosto di sopravvivere al cancro in Svizzera

Una campagna volta a garantire un "diritto all'oblio" limitato sta cercando di garantire una maggiore sicurezza economica a migliaia di ex malati di cancro.
Una campagna volta a garantire un "diritto all'oblio" limitato sta cercando di offrire una maggiore sicurezza economica a migliaia di ex malati di cancro. Keystone

Sempre più persone sopravvivono al cancro, ma in Svizzera una diagnosi oncologica pregressa può avere conseguenze anche anni dopo la fine delle cure – ad esempio quando si cerca di sottoscrivere un’assicurazione per la perdita di guadagno. Una campagna per introdurre una forma limitata di "diritto all’oblio" mira ora a migliorare la protezione finanziaria di migliaia di persone.

Quando le cure oncologiche finiscono molti pazienti sperano di poter tornare a lavorare, magari cambiare impiego, e fare progetti per il futuro. Ma spesso la malattia, nonostante il recupero fisico, si ripresenta in un luogo inaspettato: il questionario sanitario di un assicuratore privato. Una sola casella spuntata può tradursi in rifiuto, ampie esclusioni o premi così elevati da rendere la copertura – e con essa la sicurezza finanziaria – di fatto inaccessibile.

Il concetto di “diritto all’oblio” nasce proprio per evitare che ciò accada. L’idea alla base è semplice: dopo un certo periodo senza recidive, una diagnosi oncologica non dovrebbe più pesare nella valutazione delle richieste di assicurazione e di altri prodotti finanziari.

Diversi Paesi europei hanno già introdotto una forma di diritto all’oblio per le persone sopravvissute al cancro, ma nel mercato assicurativo privato svizzero non esiste ancora alcuna tutela di questo tipo. La situazione potrebbe però cambiare se una mozioneCollegamento esterno attualmente all’esame del Parlamento dovesse tradursi in legge. Il testo propone di limitare a cinque anni il periodo entro il quale devono essere dichiarate le malattie pregresse quando si richiede un’assicurazione individuale d’indennità giornaliera in caso di malattia. Questo tipo di copertura rappresenta una forma cruciale di tutela del reddito per i lavoratori indipendenti e per chi non dispone di una copertura aziendale.

Una mozione parlamentare è uno strumento con cui il Parlamento incarica il Consiglio federale di elaborare una legge o adottare una misura. Per entrare in vigore deve essere approvata da entrambe le Camere (il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati). Dopo l’approvazione della nuova legge è possibile lanciare un referendum nazionale per bloccarla: gli oppositori devono raccogliere 50’000 firme valide entro 100 giorni dalla sua pubblicazione per portarla al voto popolare.

“Le persone non si rendono conto di quanto sia facile scivolare sotto la soglia di povertà dopo una diagnosi, anche una volta concluse le cure”, ha dichiarato Aline Descloux, specialista in politiche pubbliche presso la Lega svizzera contro il cancro.

“Si può essere licenziati mentre si è malati. Poi, una volta guariti e pronti a tornare al lavoro, ci si ritrova esclusi dalla copertura”, ha spiegato. “Questo espone a un grande rischio finanziario se ci si ammala di nuovo, non necessariamente di cancro.”

Il diritto all’oblio in Europa

Diversi Paesi europei hanno ormai adottato una qualche forma di diritto all’oblio, ma con periodi di attesa e ambiti di applicazione diversi: alcuni sistemi si concentrano soprattutto sulle assicurazioni collegate al credito, altri hanno una portata più ampia. In BelgioCollegamento esterno, per esempio, il diritto all’oblio si applica anche all’assicurazione del reddito garantito, che tutela lo stipendio in caso di malattia di lunga durata. Dopo cinque anni di remissione, gli assicuratori non possono più usare una precedente diagnosi oncologica per negare la copertura o aumentarne il costo.

L’Unione Europea nel 2023 ha adottato nuove normeCollegamento esterno sul credito al consumo che introducono una forma di diritto all’oblio per le assicurazioni collegate ai prestiti ai consumatori e impongono agli Stati membri di fissare un limite temporale (con un tetto massimo di 15 anni dalla fine del trattamento) oltre il quale una diagnosi di cancro non può più essere presa in considerazione.

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Il problema della Svizzera

“In Svizzera è difficile affrontare la questione del diritto all’oblio con un’unica grande riforma legislativa: il sistema è troppo frammentato”, ha detto Descloux. “Per ora la Lega svizzera contro il cancro ha deciso di concentrarsi su una parte specifica del problema, quella che consideriamo più urgente: la tutela del reddito.”

Molte persone in età lavorativa sono coperte da polizze d’indennità giornaliera stipulate dal datore di lavoro, ma per i lavoratori indipendenti, i freelance o chi non beneficia di una solida copertura professionale, la stabilità finanziaria dipende spesso dalla possibilità di stipulare una polizza individuale. “Se si è lavoratori indipendenti o si lavora in una piccola azienda, ottenere un’assicurazione d’indennità giornaliera dopo una diagnosi di cancro può essere quasi impossibile”, ha detto Descloux.

Quando una malattia impedisce a una persona di lavorare la tutela del reddito solitamente inizia al di fuori del sistema statale. La maggior parte dei dipendenti è coperta da un’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia (Krankentaggeld / indemnités journalières) stipulata dal datore di lavoro, che in genere sostituisce l’80% dello stipendio per un massimo di 720 giorni.

Queste polizze possono rientrare in due distinti quadri giuridici:

Assicurazione privata (LCA/VVG). Disciplinata dalla Legge sul contratto d’assicurazione, rappresenta lo standard sul mercato. Lascia agli assicuratori ampio margine per porre domande sullo stato di salute, rifiutare i richiedenti o imporre esclusioni mediche permanenti (spesso chiamate “riserve”) per condizioni preesistenti.

Assicurazione di tipo sociale (LAMal/KVG). Disciplinata dalla Legge sull’assicurazione malattie, questa forma facoltativo prevede regole standardizzate. In particolare, gli assicuratori non possono rifiutare i richiedenti e le esclusioni mediche decadono dopo cinque anni. Si tratta di una sorta di “diritto all’oblio” già incorporato nel sistema. Ma, nonostante le tutele offerte, si tratta ormai un prodotto di nicchia, perché non obbliga gli assicuratori a compensare interamente la perdita di reddito. Chi cerca una copertura più solida si rivolge al mercato privato della LCA.

Dal 1996 a oggi, il mercato LCA è cresciuto rapidamente, passando da 1,16 miliardi di franchi svizzeri a circa 5,1 miliardi di franchi di premi annui, mentre il mercato LAMal si è contratto, passando da 834 milioni di franchi a soli 241 milioni.

Se l’incapacità lavorativa diventa permanente o richiede una riabilitazione di lungo periodo, l’indennità di breve termine viene sostituita dal sistema federale dell’assicurazione di invalidità (AI/IV).

Una paziente oncologica oggi in remissione ha raccontato a swissinfo.ch di essere stata licenziata mentre era in congedo per malattia. L’assicurazione d’indennità giornaliera del suo datore di lavoro ha continuato a versarle l’80% dello stipendio, ma quando ha poi cambiato lavoro, due nuove casse pensioni hanno applicato esclusioni parziali sulla base delle informazioni fornite nei questionari sanitari.

“I criteri di valutazione degli assicuratori non stanno al passo dei progressi della medicina, cambiano molto più lentamente”, ha osservato il dottor Matti Aapro, oncologo presso lo Swiss Genolier Cancer Center ed ex presidente della European Cancer Organisation. “È sempre la stessa storia”, ha aggiunto. “In alcuni casi sappiamo che la remissione durerà probabilmente per sempre, ma gli assicuratori vedono soltanto una casella spuntata”.

Non esiste una lista ufficiale, ma gli elenchi del settore e delle autorità di vigilanza suggeriscono che in Svizzera ci siano circa una trentina di compagnie che offrono un’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia. Cambiando assicuratore a volte è possibile trovare condizioni più eque, ha detto Aapro. “Ma molti dei problemi riscontrati dagli ex pazienti si potrebbero evitare. Basterebbero regole chiare su ciò che gli assicuratori possono chiedere e utilizzare, e fino a quando”.

Il Consiglio federale affermaCollegamento esterno che non esistono dati sul numero di lavoratori indipendenti coperti da un’assicurazione d’indennità giornaliera né sul numero di richiedenti a cui viene negata la copertura. Si stimaCollegamento esterno che in Svizzera vivano circa 450’000 persone sopravvissute a un cancro.

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Una mozione per il diritto all’oblio

La Lega svizzera contro il cancro si sta battendo per modificare la Legge sul contratto d’assicurazione. Per farlo, ha chiesto al consigliere nazionale Benjamin Roduit di presentare in Parlamento una mozione per limitare le informazioni sanitarie che possono essere richieste a chi stipula un’assicurazione privata individuale d’indennità giornaliera in caso di malattia. Roduit, esponente del Centro, sostiene da tempo la necessità di colmare alcune lacune nelle tutele sociali e sanitarie in Svizzera, in particolare per i lavoratori indipendenti.

La mozioneCollegamento esterno, presentata a dicembre 2025, vorrebbe limitare a cinque anni l’obbligo di dichiarare malattie pregresse. Prevede inoltre che gli assicuratori non possano tenere conto di alcune terapie, come quelle ormonali utilizzate dopo un tumore alla tiroide o alcuni tumori al seno. Oltre al cancro, la proposta copre anche altre malattie e alcune condizioni di salute causate da incidenti.

“In Svizzera la questione [della tutela del reddito] spesso viene presentata come una questione di responsabilità individuale; si dà per scontato che chiunque possa stipulare un’assicurazione privata”, ha scritto Roduit in una email a swissinfo.ch. “Ma in questi casi essere accettati da un assicuratore è molto difficile”.

A febbraio il Consiglio federale ha raccomandato di respingere la mozione. Il governo ha affermato che un limite generalizzato di cinque anni pone problemi “pratici e attuariali”, perché le malattie sono molto diverse tra loro, e alcune condizioni incidono sul profilo di rischio individuale per lunghi periodi. Ha inoltre avvertito che un limite simile potrebbe aumentare il rischio complessivo assunto dall’assicuratore, facendo crescere i premi per tutti, “contrariamente ai principi dell’assicurazione privata”. Il Parlamento può comunque approvare la mozione, nonostante il parere contrario del Consiglio federale.

Perché gli assicuratori si oppongono al diritto all’oblio

Gli assicuratori sostengono che le informazioni sanitarie siano essenziali per valutare il rischio in modo equo e per evitare la cosiddetta “selezione avversa”, che si verifica quando le persone più a rischio sono anche quelle più propense ad acquistare una copertura, con il risultato di far aumentare i premi per tutti. Un rapportoCollegamento esterno del 2023 dell’Institute of Insurance Economics dell’Università di San Gallo rileva che le regole sul diritto all’oblio possono portare ad alti costi di transazione e che, in un mercato concorrenziale, questi costi finiscono per riflettersi sui premi. Il rapporto osserva inoltre che al momento non esistono studi che dimostrino la disponibilità delle persone senza condizioni preesistenti a pagare di più per coprire il rischio degli assicurati più esposti.

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Swiss Re, uno dei maggiori riassicuratori al mondo, ha avvertitoCollegamento esterno che le norme sul diritto all’oblio possono rappresentare “uno scostamento dalla valutazione e tariffazione del rischio fondate sui dati”, e che per far sì che l’assicurazione rimanga sostenibile e accessibile, la classificazione del rischio resta fondamentale. L’azienda ha rifiutato di rispondere alle domande di swissinfo.ch al riguardo.

I sostenitori del diritto all’oblio ritengono che questi rischi siano sopravvalutati. “Contrariamente alle fosche previsioni dell’industria assicurativa, il mercato francese non è crollato dopo l’introduzione del diritto all’oblio”, ha dichiarato la dottoressa Françoise Meunier, fondatrice dell’iniziativa europeaCollegamento esterno Ending Discrimination Against Cancer Survivors.

Secondo Meunier la misura è un modo poco oneroso per aiutare le persone a tornare ad avere una vita “normale” dopo il cancro. “Non costa nulla allo Stato e aiuta moltissimi cittadini. Il rischio per gli assicuratori è minimo: in Francia le compagnie hanno addirittura deciso volontariamente di abbassare il limite da dieci a cinque anni.”

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Una soluzione uguale per tutti?

Uno dei motivi per cui il dibattito è così difficile da risolvere è che il cancro comprende profili di rischio molto diversi tra loro. Per gli assicuratori è difficile tradurre questa complessità in regole chiare, mentre per i medici e per chi è sopravvissuto alla malattia è frustrante che una diagnosi passata venga trattata come un rischio permanente.

Aapro sostiene che gli assicuratori dovrebbero basarsi su “griglie di riferimento” trasparenti e aggiornate regolarmente, fondate sulle evidenze scientifiche. Per ogni tipo di tumore, stadio e percorso terapeutico, queste griglie dovrebbero indicare dopo quanti anni senza recidive l’eventuale rischio aggiuntivo diventa trascurabile. A quel punto una diagnosi passata non dovrebbe più giustificare esclusioni o rifiuti.

Alcuni Paesi europei hanno già adottato griglie del genere, e adesso anche la Svizzera ha iniziato a costruire una base scientifica di questo tipo.

Uno studioCollegamento esterno in corso all’Università di Ginevra, guidato dall’epidemiologo Robin Schaffar, valuterà l’”eccesso di mortalità” nel lungo periodo – si tratta di un metodo statistico per calcolare quando la mortalità delle persone sopravvissute al cancro torna a coincidere con quella della popolazione generale. “L’obiettivo è fornire dati solidi a livello di popolazione”, afferma Schaffar. “Così quando la discussione sul diritto all’oblio diventerà più concreta, potremo basarci su cifre reali e non soltanto su reazioni emotive.”

Articolo a cura di Nerys Avery/vm/gw

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