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Medio Oriente: gli stranieri lasciano il Libano

Il Libano in fiamme - qui Beirut - si è trasformato da terra di vacanza a terra da cui fuggire Keystone

Con l'acuirsi della crisi, diversi paesi rimpatriano i loro cittadini. Tra sabato e domenica più di 130 svizzeri hanno raggiunto Damasco da Beirut. Altri restano bloccati nel sud del Libano.

L’ambasciata svizzera sta lavorando per mettere in salvo 55 persone bloccate a sud di Beirut. Le forze israeliane e Hezbollah continuano i combattimenti.

Oltre 130 svizzeri residenti in Libano hanno trovato rifugio questo week-end nella vicina Siria. Le operazioni di evacuazione dal Libano sono coordinate dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). La Svizzera organizza il trasferimento in autobus o con automobili private, ha spiegato il portavoce del DFAE, Jean-Philippe Jeannerat.

Berna vuole ora soccorrere i 55 elvetici rimasti nel Libano meridionale, “zona calda” del Paese.

Ottandue svizzeri, nonché diversi tedeschi ed austriaci, sono stati trasportati in Siria grazie ad un convoglio di quattro autobus e diverse auto private organizzato dalle ambasciate dei Paesi interessati. Già sabato 54 svizzeri ed una trentina di tedeschi erano giunti nella capitale siriana su un analogo convoglio. Ora sono alloggiati in alberghi e saranno riportati in Svizzera o verso altre destinazioni, secondo i desideri degli interessati.

L’ambasciatore svizzero a Beirut, François Barras, intervistato dal domenicale NZZ am Sonntag ha detto di essere molto preoccupato per la sorte dei 55 cittadini svizzeri bloccati nel sud del Libano. «Queste persone sono seriamente in pericolo», ha dichiarato Barras. Per metterle in salvo, la Svizzera collabora con la Forza interinale delle Nazioni unite in Libano (UNIFIL) e con la Francia.

L’ambasciatore ha definito il conflitto «una catastrofe per il Libano». Il paese «è molto fragile», anche se nel corso degli ultimi anni era riuscito a conquistare una certa indipendenza. «Ora molto di quello che era stato raggiunto viene distrutto». Il turismo, così importante per l’economia del paese, farà fatica a riprendersi. «Una settimana fa», conclude l’ambasciatore, «il Libano era una terra di vacanze. Oggi è tutto diverso».

Bilancio che si aggrava

Dopo 5 giorni di combattimento, il conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano non accenna a diminuire d’intensità. Di ora in ora, le agenzie stampa aggiornano la lista dei bombardamenti e delle vittime.

La comunità internazionale invita tutte le parti implicate nel conflitto a moderare i loro interventi e a rispettare il diritto internazionale umanitario. Gli inviti alla moderazione – soprattutto a Israele la cui reazione per il rapimento di due militari è ritenuta sproporzionata – non sono tuttavia ancora sfociati in una richiesta di cessate il fuoco da parte dell’Onu.

Intanto, diversi paesi – Svizzera compresa – stanno cercando di aiutare i loro cittadini a lasciare il Libano. L’intensificarsi dei bombardamenti sulle vie di fuga terrestri verso la Siria non facilita il compito.

Gli svizzeri giunti a Damasco sabato mattina alle 5 erano in compagnia di un gruppo di tedeschi. In condizioni normali, il viaggio da Beirut a Damasco dura dalle 2 alle 3 ore. L’autobus con i turisti svizzeri e tedeschi ne ha impiegate 13. E’ stata evitata la strada internazionale Beirut – Damasco a causa dei bombardamenti.

Collaborazione europea

«Gli Svizzeri che desiderano lasciare il Libano possono annunciarsi all’ambasciata», ha sottolineato il portavoce del DFAE Jean-Philippe Jeannerat. «Sono state prese delle misure al fine di facilitare la loro partenza».

In effetti, è ormai praticamente impossibile lasciare autonomamente il paese del cedro. In un’intervista rilasciata al quotidiano Le Matin (sabato), Jeannerat ha affermato che «probabilmente in questo momento ci sono diverse centinaia di turisti svizzeri in Libano». Non ci sono stime precise, perché si tratta di persone che hanno organizzato da sole il loro viaggio, senza rivolgersi a delle agenzie.

In loco, la Svizzera collabora con altri paesi europei. Il Ministero italiano degli esteri – in costante contatto con gli organi dell’Unione europea – ha annunciato sabato di aver organizzato l’evacuazione dal Libano di 410 persone.

Il primo ministro francese, Dominique de Villepin, ha annunciato che la Francia ha dispiegato «mezzi marittimi e aerei, civili e militari» per evacuare i suoi cittadini. Nella regione vivono 20’000 francesi. La Francia potrebbe evacuare anche i 1200-1900 belgi presenti in Libano.

Hanno già fatto rientrare delle persone la Turchia, la Grecia e la Spagna. Gli Stati uniti (25’000 cittadini in Libano) e la Russia si stanno preparando a fare lo stesso.

swissinfo

In Libano vivono 838 cittadini svizzeri.
713 hanno la doppia cittadinanza libanese e svizzera.
In Libano dovrebbero inoltre trovarsi alcune centinaia di turistici elvetici.
54 svizzeri sono stati evacuati venerdì e hanno raggiunto Damasco sabato mattina.
Dopo quattro giorni di conflitto, le persone che hanno attraversato il confine tra il Libano e la Siria sono quasi 90’000 (fonte ministeriale siriana); più di 18’000 gli stranieri.
Chi è senza notizia dei propri parenti svizzeri in Libano può rivolgersi al servizio di protezione consolare: +41 31 324 98 08.

Giovedì, come già aveva fatto l’Unione europea, la Svizzera ha condannato gli attacchi militari israeliani in Libano.

Pur considerando «da condannare» le aggressioni degli Hezbollah, Berna denuncia il carattere «non proporzionato» della reazione israeliana, che colpisce «uno Stato vicino non ostile».

La Svizzera invita le parti in conflitto a interrompere questa escalation distruttrice che minaccia di trasformarsi in una guerra regionale.

Berna chiede inoltre il rispetto del diritto umanitario internazionale.

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