Medio Oriente: la stampa giudica il governo svizzero
Mancanza di coraggio o di saggezza? La stampa svizzera è divisa all'indomani della riunione straordinaria del Consiglio federale sulla situazione in Libano.
Alcuni editorialisti stimano che il governo abbia preso la buona decisione scegliendo la via umanitaria. Altri invece denunciano il mutismo delle autorità.
«Si è defilato!». Il governo svizzero non ha voluto «decidere se il sangue versato in Medio Oriente sia il risultato di una guerra o meno».
Giovedì, una parte della stampa elvetica si è mostrata severa nei confronti del Consiglio federale, il quale ha deciso di «limitare» all’aiuto umanitario il suo impegno nel conflitto mediorientale.
«Alla nostra tristezza dopo il deterioramento della situazione in Libano se ne aggiunta un’altra: la Svizzera ufficiale non ha più voce», scrive il quotidiano vodese 24 Heures.
L’editorialista stima che «nel suo ruolo unico di depositaria delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera non deve limitarsi ad inviare medicinali».
In Svizzera – prosegue il 24 Heures – sussiste un «vecchio malinteso sulla neutralità»: quello di credersi condannati al silenzio. «In realtà, un Paese neutrale preoccupato per la pace deve esprimersi, non certo per far piacere al suo popolo, ma per consolidare una dinamica della pace internazionale».
Mancanza di coraggio
Più severo il commento apparso sulla Neue Luzerner Zeitung, che non esita a definire «vergognosa» la decisione del Consiglio federale.
«Dalla neutrale Svizzera, con la sua tradizione umanitaria, sarebbe stato auspicabile attendersi una totale sospensione delle relazioni militari con Israele», indica l’editorialista.
Prima di compiere questo passo – commenta il Tages Anzeiger – Berna dovrebbe prima definire il conflitto in Medio Oriente come una guerra tra due Stati.
Ma «il Consiglio federale preferisce proporre dei soldi», un modo «tipicamente elvetico» di risolvere i problemi, critica il giornale di Zurigo.
La Neue Zürcher Zeitung è invece soddisfatta che il governo abbia «evitato di giudicare il modo di agire delle due parti in conflitto, richiamando così all’ordine la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey».
Era ora che il governo frenasse «l’attivismo della ministra», si felicita il quotidiano zurighese.
Saggia e abile
Più indulgente con il governo, Le Temps parla di «un contesto d’incertezze che non permette di fare dichiarazioni clamorose».
Il foglio romando ricorda in particolare che la riunione del Consiglio federale si è tenuta in concomitanza con la Conferenza internazionale di Roma.
Sulla questione della vendita di armi, rammenta inoltre che la Svizzera non esporta alcun materiale di guerra né in Israele né in Libano.
Le Temps ritiene così che il governo abbia avuto «ragione di limitarsi, per ora, a ciò che costituisce la forza della Svizzera, ovvero l’impegno diplomatico e umanitario».
Un giudizio simile emerge dalle pagine del romando Le Matin, secondo cui Micheline Calmy-Rey ha agito in maniera «abile e saggia».
I giornali ticinesi non hanno dal canto loro dedicato spazio ad un commento alla riunione straordinaria del governo. La Regione si limita a titolare che «Il governo non segue Calmy-Rey».
swissinfo, Luigi Jorio
Il governo svizzero ha sbloccato un totale di 6,5 milioni di franchi per le operazioni d’emergenza del CICR.
Il ministero degli esteri ha aiutato 875 persone a lasciare il Libano, tra cui 80 cittadini stranieri domiciliati in Svizzera.
Il programma di evacuazione è costato 2,5 milioni di franchi.
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