Nessuna soluzione in vista per i molucchesi nell’ambasciata di Giakarta
La sorte dei sei cristiani molucchesi, che occupano pacificamente da sette giorni l'ambasciata svizzera a Giakarta, non sarà nota prima della settimana prossima. Le chances di una risposta positiva alla richiesta d'asilo sono tuttavia minime.
I manifestanti, cinque uomini e una donna, saranno ascoltati individualmente da un incaricato d’affari dell’ambasciata, ha detto martedì Monika Schmutz-Cattaneo, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae). «La procedura, non ancora cominciata, durerà parecchi giorni», ha aggiunto.
Secondo una fonte del Dipartimento federale di giustizia e polizia che ha richiesto l’anonimato, i colloqui potrebbero essere soprattutto l’occasione per convincere gli occupanti a rinunciare alla loro richiesta d’asilo: Berna sarebbe intenzionata ad invitare i sei a lasciare il perimetro della sede diplomatica per essere presi in consegna, «contro garanzie», dalle autorità indonesiane.
Stando alla stessa fonte, i sei molucchesi avrebbero dunque chances minime di ottenere l’asilo in Svizzera. Sono infatti penetrati nell’ambasciata elvetica non in cerca di protezione, ma «per farsi sentire».
Il Dfae sta negoziando con Giakarta le condizioni di un ritorno dei sei nelle Molucche «senza rappresaglie». Berna vuole ottenere l’assicurazione che non siano imprigionati né maltrattati, come teme Amnesty International.
L’avvocato dei molucchesi, Johnson Panjaitan, ha dichiarato ad agenzie stampa che diplomatici svizzeri a Giakarta hanno «spiegato verbalmente» di essere «disposti» ad accordare l’asilo ai sei occupanti. Una dichiarazione «del tutto prematura», secondo il Dfae.
L’avvocato ha inoltre annunciato che il ministro degli esteri indonesiano Alwi Shihab, attualmente in visita in America latina ed in Canada con il presidente Abdurrhaman Wahid, è atteso giovedì all’ambasciata. «Non siamo stati informati di una simile eventualità», ha commentato la portavoce Schmutz-Cattaneo.
Da sette giorni, i sei giovani sono accampati nei giardini dell’ambasciata. Con la loro azione, intendono attirare l’attenzione della comunità internazionale sul conflitto tra cristiani e musulmani che insanguina le Molucche. Dal gennaio 1999 nell’arcipelago sono stati registrati più di 4000 morti (10 mila secondo fonti cristiane) e mezzo milione di sfollati.
Uno sgombero con la forza, teoricamente possibile, appare in realtà improbabile. Fino a venerdì uno solo di loro chiedeva asilo, ha precisato la portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Monika Schmutz-Cattaneo. Ora tutti e sei saranno interrogati da un addetto dell’ambasciata: se sarà mantenuta, la loro domanda sarà trasmessa all’Ufficio federale dei rifugiati, abilitato a decidere in materia.
I giovani, che si trovano attualmente in un riparo sotto gli alberi del giardino dell’ambasciata, saranno invitati a rientrare a casa per aspettare una risposta di Berna. «Gli occupanti hanno rinunciato a tutte le rivendicazioni, compresa quella di tenere una conferenza stampa», ha aggiunto Schmutz-Cattaneo. Il DFAE non ha stabilito termini entro i quali dovrà concludersi l’occupazione, definita comunque «pacifica». La portavoce non ha escluso il ricorso alla forza per allontanare gli intrusi, ma l’ha giudicato «improbabile». Mercoledì scorso il ministro svizzero degli esteri Joseph Deiss aveva affermato di aspettarsi una rapida soluzione della vicenda, addirittura sull’arco di un giorno.
I giovani appartengono ad un’associazione chiamata Mahamuda Siwalima (Gioventù delle Molucche), che vuole attirare l’attenzione sul conflitto tra cristiani e musulmani che insanguina l’arcipelago. Dal gennaio 1999 sono stati registrati più di 4000 morti (fino a 10 000, secondo fonti cristiane) e mezzo milione di profughi.
swissinfo e agenzie
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