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«Non c’è ancora uguaglianza»: Ruth Dreifuss per i cent’anni dell’Alleanza femminile svizzera

In Svizzera le organizzazioni femminili riconosciute sono oltre 170 ed il numero delle iscritte supera le 400 mila Keystone

Festeggiamenti a Lucerna per l'anniversario dell'Alleanza femminile svizzera, alla presenza di Ruth Dreifuss (nella foto d'archivio). Per la prima volta è stato conferito il premio «alliance F» destinato a imprese che favoriscono le donne.

«L’emancipazione delle donne deve andare oltre la lotta per la parità in quelle sfere della società tradizionalmente dominate dagli uomini»: lo ha affermato la consigliera federale Ruth Dreifuss in occasione del centenario dell’Alleanza delle società femminili svizzere, che raggruppa 170 associazioni per un totale di 40 000 donne, e che venerdì ha festeggiato i cent’anni dalla sua fondazione.

Nel suo discorso la Dreifuss ha fatto presente che le donne non hanno ancora raggiunto la meta dell’uguaglianza, ma in questi anni hanno imparato a riconoscere la molteplicità degli interessi femminili e a schierarsi unite per raggiungere obiettivi superiori. «Ancora oggi è insolito che una ragazza voglia diventare un informatico e un ragazzo un maestro di asilo», ha sottolineato la ministra dell’interno. Le discriminazioni che si manifestano nella scelta di una professione sono riconosciute, ma non ancora eliminate.

Secondo la Dreifuss un chiaro progresso in questo campo è stato fatto a livello statale, dove la questione della parità viene presa sul serio. «Ma allo Stato sono posti dei limiti», ha ricordato. Può intervenire in modo attivo all’interno delle proprie strutture e competenze, ma non può cambiare il modo di pensare della società che si basa ancora su modelli del 19mo secolo.

Per la prima volta nella sua storia centenaria l’Alleanza ha consegnato i premi «alliance F», andati all’ufficio di architettura Metron Holding di Brugg (AG) perchè ha saputo creare un clima favorevole istaurando dal 1994 un congedo parentale di quattro mesi e un congedo non pagato di otto mesi.

In Svizzera le prime associazioni femminili sorsero alla fine dell’Ottocento. Molte concentrarono la loro attività in campi ritenuti specificatamente femminili, quali l’educazione, l’assistenza e la difesa della moralità, mentre altre, legate al movimento operaio e sindacale e più radicali nei loro postulati, rivendicavano invece diritti politici e sociali.

La creazione dell’Alleanza delle società femminili svizzere (ASF), ufficialmente costituita a Berna il 26 maggio 1900 da 17 associazioni locali, segna la volontà di coordinare gli sforzi per migliorare la posizione giuridica della donna, senza però rivendicare la parità politica. L’alleanza rimase più che altro un auspicio, in quanto i movimenti femminili erano spesso in concorrenza tra di loro sugli obiettivi e le dottrine.

Accanto alle associazioni moderate che rivendicano un miglioramento della condizione femminile, vi sono movimenti progressisti che si battono per l’ottenimento dei diritti politici e della parità integrale, nonché organizzazioni confessionali che interpretano le rivendicazioni femminili alla luce dei loro convincimenti religiosi. Tranne che nei movimenti più progressisti ma scarsamente influenti prevale la dottrina “dualistica”, secondo la quale uomini e donne hanno funzioni o vocazioni sociali diverse, benché di pari dignità. Molte organizzazioni femminili concentrano quindi la loro attenzione sul ruolo della donna in ambito domestico e professionale.

Scarso successo ebbe, fino agli Anni Sessanta, la lotta per il suffragio femminile: contrariamente a quanto avvenuto nei paesi limitrofi, nemmeno l’impegno sociale e civile durante due Guerre mondiali è valso alle donne svizzere il riconoscimento dei diritti politici. Ma nemmeno tutto il movimento femminile si identificava nella lotta suffragista.

Alla fine degli Anni Sessanta, sull’onda dei movimenti di contestazione che investono l’Europa e gli Stati Uniti, appare alla ribalta un femminismo più aggressivo, simboleggiato dal Movimento di liberazione della donna (MLD), che esige la piena emancipazione politica e sociale, ma si batte pure per affermare l’identità e la differenza femminile, con rivendicazioni che toccano la sessualità, la sociabilità e le consuetudini linguistiche.

Al riconoscimento dei diritti politici, avvenuto sul piano federale nel 1971, ha fatto seguito, negli ultimi decenni, una progressiva conquista di posizioni femminili in ambito pubblico e il raggiungimento dell’uguaglianza giuridica in tutti i campi. Ma oltre che da norme legali e da battaglie ideologiche, la causa dell’emancipazione femminile è stata incentivata, alla fine del XX secolo, da una sempre più vasta e diversificata presenza delle donne in ambito professionale e, quindi, dalla loro accresciuta autonomia economica.

Marco Marcacci

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