Parte dei fondi concessi dal FMI alla Russia potrebbero essere depositati in Svizzera
È quanto sospetta il procuratore russo Nikolai Volkov, che ha ottenuto da Berna ben 550 chili di dossier sequestrati in Svizzera nell'ambito dell'inchiesta Aeroflot.
«La documentazione sarà analizzata entro settembre, allora saprò se vi sono dei responsabili e contro chi procedere», ha detto Volkov davanti ai giornalisti a Berna, in relazione ai documenti sequestrati nell’ambito dell’assistenza giudiziaria concessa dalla Confederazione alla Russia. La vicenda concerne lo storno illegale di fondi dalla compagnia di bandiera russa Aeroflot, in cui sarebbero coinvolte alcune società svizzere.
«Sulla base di un esame preliminare dei documenti sequestrati, riteniamo che la somma stornata ammonti a diverse decine di milioni di dollari. Ma solo una lettura più approfondita ci permetterà di determinarne l’ammontare esatto», ha sottolineato Volkov.
I documenti sequestrati riguardano il magnate Boris Berezovski, l’ex direttore commerciale della compagnia Aeroflot, Alexander Krasnenker, e l’ex vicepresidente Nikolai Glushkov, oltre alle società losannesi Forus e Andava e ad altre società svizzere con ramificazioni all’estero.
Secondo i primi dati in possesso del magistrato russo, sui conti di Andava sarebbero transitati in totale 585 milioni di dollari, 350 su quelli di Forus. «Non sappiamo ancora quanti di questi 935 milioni sono veramente stati stornati, è comunque chiaro che Aeroflot non avrebbe potuto sopravvivere se le fossero stati sottratti tutti questi soldi», ha spiegato.
Dai documenti in mano a Volkov, le due ditte losannesi incriminate concedevano crediti alla compagnia di bandiera russa tramite società terze. Per restituire il prestito, Aeroflot utilizzava denaro proveniente dai fondi propri a un tasso che poteva raggiungere il 30 percento. I documenti sequestrati potranno chiarire il percorso seguito da questi capitali, in particolare per quanto concerne i conti privati, ha detto il procuratore.
Come mai Forus e Andava furono create proprio in Svizzera? Alla domanda di un giornalista, il magistrato russo ha risposto che verso la metà degli anni Novanta era opinione diffusa in Russia che il segreto bancario elvetico fosse inattaccabile: «Gli attuali indagati non avrebbero mai pensato che un procedimento, come quello attualmente in corso, potesse avere luogo».
I documenti consegnati dalle autorità svizzere rappresentano un terzo del totale dei documenti dell’Aeroflot ancora presenti sul suolo della Confederazione. Volkov non ha dunque escluso ulteriori visite nel nostro paese in un prossimo futuro.
Durante i colloqui con i responsabili della Procura federale è stata affrontato anche il dossier Mabetex. Volkov ha però aggiunto di non occuparsene personalmente, ma di essere fiducioso per il buon esito dell’inchiesta.
Nel corso degli incontri con i rappresentanti del Ministero pubblico della Confederazione, Volkov ha pure affrontato la vicenda di 4,8 miliardi di dollari concessi dal FMI alla Russia e misteriosamente scomparsi. «Il caso necessita ancora esami più approfonditi, ma a seguito dei colloqui avuti sono dell’opinione che i soldi si trovino o siano transitati nelle banche svizzere», ha spiegato il magistrato. Volkov ha aggiunto che intende chiedere assistenza giudiziaria alla Svizzera appena il suo paese inizierà a indagare sull’intricata vicenda.
Attualmente, il «dossier FMI» è in mano al giudice istruttore ginevrino Laurent Kasper-Ansermet. Il magistrato indaga dallo scorso anno sui conti svizzeri che sarebbero stati utilizzati per «smistare» verso altre destinazioni 4,8 miliardi di dollari, prestati dal Fondo monetario internazionale (FMI) alla Russia.
swissinfo e agenzie
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