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Più sicurezza negli sport estremi

Lo chiedono i parenti delle vittime australiane del Saxetbach, il torrente nel quale lo scorso luglio perirono 21 giovani che praticavano il "canyoning". Ancora in forse l'apertura di una causa civile contro gli organizzatori.

L’associazione delle famiglie delle vittime australiane della tragedia di Interlaken, che si è riunita martedì a Sydney, ha deciso di attendere le conclusioni dell’istruttoria in corso, fra poche settimane, prima di stabilire se intraprendere una causa civile contro l’Adventure World, la società che ha organizzato la discesa del torrente.

Il rappresentante delle famiglie, Gary Redmond, in un incontro con la stampa locale, ha ricordato l’impegno delle autorità e della popolazione svizzera, che hanno dimostrato sostegno e solidarietà alle persone toccate dalla tragedia, e ha fatto presente che l’inchiesta, condotta dal giudice elvetico Martin Trapp, procede in modo soddisfacente. “Vogliamo solo che sia fatta giustizia – ha affermato Redmond – siamo alla ricerca dei responsabili dei nostri figli e non di compensi economici”.

L’associazione si impegnerà per rendere attività come il “canyoning” piu’ sicure, chiedendo a tutti gli operatori del settore maggiore consapevolezza sui rischi legati a queste discipline. “Ci attiveremo per fare sì che le istruzioni sulla sicurezza siano scritte in più lingue, e non solo in quella locale – ha concluso Redmond – e perché l’abbigliamento utilizzato dai praticanti sia sicuro e testato”.

All’incontro di martedì era presente anche una delegazione del gruppo svizzero di supporto alle vittime (VSG) e l’incaricato d’affari dell’ambasciata elvetica in Australia, Alexandre Fasel, che invierà una relazione al governo federale sulle conclusioni dell’incontro dell’associazione.

Il 27 luglio dell’anno scorso, un improvviso peggioramento delle condizioni climatiche provocò una piena in un torrente nei pressi di Interlaken, nel quale un gruppo di turisti stava praticando il “canyoning”, ovvero stava discendendo il corso d’acqua nuotando e saltando le rapide. Nella disgrazia morirono 21 persone, tra le quali 14 cittadini australiani.

Alessandro Bertellotti, Sydney

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