Svizzera e Germania: lotta comune contro l’estremismo di destra
In visita a Berlino da lunedì, la consigliera federale Ruth Dreifuss si è accordata con rappresentanti del governo tedesco per uno scambio di informazioni sui risultati delle ricerche sul fenomeno neonazista.
Sue interlocutrici, le ministre tedesche per la formazione e la ricerca, Edelgard Buhlmahn, e per la gioventù e famiglia, Christine Bergmann.
«È una battaglia comune», ha dichiarato Ruth Dreifuss martedì alla stampa. Berna non vuole – ha aggiunto – che in caso di messe al bando in Germania, gli estremisti di destra usino la Svizzera quale base operativa.
È importante trovare mezzi adeguati per lottare contro la propaganda neonazista su Internet, «un fenomeno nuovo», ha aggiunto la consigliera federale. Ciò non può farsi a livello puramente nazionale, anche se Berna ha già proceduto di propria iniziativa a far chiudere pagine a carattere razzista e xenofobo. L’articolo del Codice penale svizzero contro la discriminazione razziale offre buone possibilità in questo senso, ha detto la Dreifuss, indicando che nella confederazione l’estrema destra è molto frammentata: ci sono da 600 a 800 skinhead.
La consigliera federale ha incontrato pure la ministra della sanità tedesca Andrea Fischer, insieme alla quale mercoledì si recherà a Gütersloh, nella Renania settentrionale-Westfalia, per ricevere il Premio Carl Bertelsmann 2000. La Svizzera è stata insignita del premio per la riforma dell’assicurazione malattia attuata quattro anni e mezzo fa.
Il Premio Bertelsmann – che raggiunge i 300 000 marchi tedeschi – è destinato a ricompensare concetti innovatori e soluzioni esemplari ai problemi attuali della società. La Svizzera dividerà il premio con l’Olanda, ricompensata per il suo sistema di cure primarie basato sul principio della verifica dell’efficacia.
swissinfo e agenzie
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