Zimbabwe: gli svizzeri residenti nel paese africano vivono nella paura
La comunità svizzera teme attacchi di veterani della guerra d'indipendenza. Nonostante la situazione precaria, l'ambasciata di Svizzera non prevede ancora evacuazioni. René Fischer, residente nello Zimbabwe, al telefono di Marzio Rigonalli (RSI).
Finora gli squatters neri non se la sono presa con membri della comunità elvetica, precisa l’ambasciatore Jean-Marc Boillat. Complessivamente nel paese vivono 494 cittadini elvetici, di cui 217 hanno la doppia nazionalità. Dall’inizio del movimento di occupazione delle terre da parte di ex combattenti della guerra di liberazione, gli svizzeri dello Zimbabwe rimangono molto discreti. Contattato dall’ats, uno dei tre proprietari terrieri svizzeri installati nel paese africano ha rifiutato di esprimersi sugli avvenimenti, spiegando di non voler attirare l’attenzione. La maggior parte degli svizzeri presenti nello Zimbabwe lavora per aziende elvetiche.
Anche gli svizzeri che abitano ad Harare preferiscono rimanere nelle loro case. Evitano di recarsi in città per paura d’imbattersi in eventuali manifestazioni di ex combattenit, afferma Anna Sievi, una pensionata che abita alla periferia della capitale. Stabilita dal 1952 nello Zimbabwe con il marito, la donna non esclude l’eventualità di fuggire. «Le nostre quattro figlie abitano nel Sudafrica. In caso d’emergenza andremo da loro».
La comunità bianca è rimasta profondamente colpita dall’assassinio di due proprietari terrieri. «Non possiamo contare sulla polizia, né su altri per proteggerci», sostiene la Sievi. A suo avviso, «la gente fa cose che non aveva mai fatto in vent’anni d’indipendenza» e non si sa assolutamente «cosa succederà entro le prossime elezioni», previste in maggio.
Lo scrutinio potrebbe essere vinto dall’opposizione al presidente Robert Mugabe. «Il governo sembra disperato» all’idea di perdere il potere, osserva Anna Sievi. Lo svolgimento delle elezioni preoccupa anche gli ambienti religiosi. Il Consiglio delle Chiese dello Zimbabwe, partner dell’Aiuto delle chiese evangeliche della Svizzera (ACES), teme un’esplosione della violenza con l’avvicinarsi delle votazioni. Secondo Andreas Loebell, responsabile dei programmi dell’ACES per lo Zimbabwe, osservatori stranieri potrebbero recarsi sul posto durante la consultazione.
L’arcivesco di Bulawayo Heinrich Karlen ha esortato gli abitanti della sua diocesi alla calma. La regione di Bulawayo, seconda città del paese, è stata teatro martedì dell’assassinio di un agricoltore bianco. L’alto prelato vallesano ha pure esortato le autorità ad organizzare «elezioni libere e pacifiche».
Se la situazione dovesse precipitare, l’ambasciata elvetica potrebbe allestire un piano di evacuazione. In caso di degrado gli svizzeri «che non sono indispensabili nello Zimbabwe saranno trasferiti al riparo all’estero. In caso di panico verrebbero trasferiti tutti gli svizzeri», spiega l’ambasciatore Boillat. «Ma siamo ancora lontani da tale situazione estrema», assicura il diplomatico. L’ambasciata ha «persone di fiducia» che mantengono i contatti con gli svizzeri in tutte le regioni del paese.
swissinfo e agenzie
Nella foto: famiglie di agricoltori bianchi si trasferiscono dalla loro tenuta nei pressi di Bulawayo, in una zona più sicura.
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