Donne mutilate, un problema anche svizzero

Nel 2004 le donne somale hanno lanciato la prima campagna contro le mutilazioni genitali Keystone

Secondo l’Unicef, in Svizzera sono 7000 le donne vittime di una mutilazione sessuale. Provengono soprattutto da Somalia, Etiopia ed Eritrea.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 febbraio 2005 - 15:21

Lo studio del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia sottolinea che la legge elvetica dovrebbe punire la mutilazione come una lesione grave.

Con le ondate migratorie dall’Africa, escissioni e infibulazioni sono diventati problemi anche in Svizzera, in quanto numerose donne immigrate hanno subito una mutilazione sessuale.

Ogni anno, quasi due milioni di ragazze sono vittime di mutilazioni sessuali in Africa e in altre regioni del mondo: si calcola che il fenomeno tocchi in totale oltre 130 milioni di donne e di ragazze.

Da uno studio condotto dalla sezione elvetica del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) risulta che 518 dei circa 1800 esperti svizzeri intervistati hanno avuto a che fare con una donna mutilata sessualmente.

Rispetto alla circoncisione maschile, la mutilazione genitale femminile, con il taglio o l’esportazione della clitoride e di parte delle piccole labbra, comporta conseguenze particolarmente gravi.

In rispetto della Convenzione europea dei diritti umani

Le popolazioni che praticano le mutilazioni genitali si rifanno spesso a motivi culturali, ma non esiste alcuna prescrizione religiosa in tal senso.

Per il momento, in Svizzera la giustizia non è ancora intervenuta per punire i genitori che fanno mutilare le proprie figlie, ma secondo lo studio dell’Unicef, nel codice penale elvetico ci sono gli strumenti legali per condannare la mutilazione genitale come una lesione personale grave.

Inoltre, avendo la Svizzera firmato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ha l’obbligo legale di proteggere le ragazze dalle mutilazioni sessuali, sottolinea l’Unicef.

Più informazione

L’Onu incoraggia anche una maggiore informazione e preparazione dei ginecologi, delle levatrici e degli assistenti sociali.

La prevenzione è molto importante. Bisogna parlare alle famiglie che sono in favore della recisione genitale, spiegare loro ad esempio che per tutta la vita le loro figlie sentiranno dolore durante la minzione, le mestruazioni e i rapporti sessuali. E rischiano emorragie anche potenzialmente mortali durante il parto.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

1799 persone hanno risposto al sondaggio sulle mutilazioni sessuali. Fra loro: ginecologi, ostetrici, pediatri e assistenti sociali.
518 di loro hanno avuto a che fare con donne che hanno subito una recisione degli organi genitali.
6 febbraio: giornata internazionale della «tolleranza 0» contro le mutilazioni sessuali.

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In breve

Le donne residenti in Svizzera che hanno subito una mutilazione degli organi sessuali sono soprattutto somale, etiopi o originarie dell’Eritrea.

Da quei Paesi, infatti, provengono numerosi degli immigrati residenti nel nostro Paese.

La maggior parte dei casi conosciuti riguarda donne tra i 19 ai 35 anni, che si sottopongono a visite ginecologiche.

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