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Borse europee ancora a fondo

Le principali Borse europee hanno subito un’altra importante frenata martedì. I venti di guerra che spirano tra le due Coree sono andati ad aggiungersi ai timori di un allargamento della crisi finanziaria in Europa. Scivolano soprattutto Madrid (-3%) e Lisbona (-2,75%), mentre l’indice svizzero SMI si è arrestato a 6091,55 punti in flessione dell'1,85%.

In questo clima di incertezza, il biglietto verde ha ritrovato il suo ruolo di valore rifugio nei confronti dell’euro. A fine pomeriggio, l’euro veniva scambiato attorno agli 1,22 dollari contro l’1,23 di lunedì sera. «Non c’è pericolo per la zona euro», ha comunque ribadito martedì il direttore generale del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kah dopo l’ennesima caduta delle Borse mondiali ed europee.

A pesare sui listini ci sono diversi fattori: la risposta incerta dell’Unione europea alla crisi greca e le difficoltà mostrate da altri paesi europei a far fronte ai loro deficit. Ieri si sono aggiunte le notizie secondo cui il leader della Corea del Nord Kim Jong-il ha ordinato ai suoi soldati di essere pronti a combattere.

Così martedì mattina le principali Borse europee hanno aperto con un tonfo, che è poi peggiorato durante il corso della giornata. Londra ha chiuso a -2,54%. Francoforte a -2,34% , Parigi a -2,90%, Milano a -3,54%. In calo anche le Borse americane, con il Dow Jones sotto l'importante soglia dei 10.000 punti.

In chiusura, l'indice dei titoli guida SMI si è arrestato a 6091,55 punti in flessione dell'1,85%, dopo aver toccato i 6029 punti, il valore più basso dall'agosto scorso. Sul mercato allargato, l'SPI ha perso il 2,11% a 5367,12 punti. Da qui le forti vendite sui titoli bancari e assicurativi europei, con Zurigo che non ha fatto eccezione: Ubs ha perso il 3,42% a 14,98 franchi, il Credit Suisse il 3,56% a 43,94 franchi e Julius Baer il 4,29% a 33 franchi.

swissinfo.ch e agenzie


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