«Le mucche sugli alpeggi sono una manna per il turismo»

In Svizzera, circa 400'000 mucche, bovini e vitelli trascorrono l'estate sugli alpeggi. sommerzeit-der-film.ch

Gli alpeggi e le mucche fanno parte della Svizzera così come il mare in Italia e la Torre Eiffel a Parigi. L’economia alpestre non solo vanta una tradizione secolare ma è anche sempre stata in grado di adattarsi a nuove condizioni. Nonostante si tratti di un settore difficile, l’agronomo Felix Herzog vede un futuro soprattutto perché i contadini tengono alle tradizioni alpestri, ma anche perché sono ampiamente sostenuti sia dalla popolazione sia dal mondo politico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2017 - 16:00

swissinfo.ch: Qual è l’importanza dell’economia alpestre per l’agricoltura in generale?

Felix Herzog: Per l’agricoltura di montagna è ancora molto importante se si considera che un terzo delle superfici agricole utilizzate sono pascoli alpini. In Svizzera si conta circa un milione di ettari di cosiddetta superficie agricola utile (zone in pianura e in montagna), più circa un mezzo milione di ettari di superficie alpestri. Tuttavia, sul piano finanziario, questa parte ha poco peso perché la produttività è molto bassa. Rispetto alla pianura, la crescita del foraggio è molto più ridotta.

In verde le regioni d’estivazione della Svizzera. BLW

swissinfo.ch: Perché i contadini trascorrono l’estate sugli alpeggi con i loro animali, nonostante la vita sia dura e il lavoro impegnativo?

F.H.: Uno degli argomenti più importanti dei contadini resta il fatto che il foraggio presente sui pascoli alpini permette loro di tenere mandrie più grandi. Se non usassero questi pascoli non potrebbero avere così tanti animali. Un altro fattore di natura produttiva è l’influenza positiva sulla salute degli animali.

swissinfo.ch: Non sarà sempre facile trovare il personale disposto a lavorare sull’alpe…

F.H.: Non si tratta di un problema nuovo: è sempre stato difficile trovare persone disposte a queste condizioni di duro lavoro. Diversi alpeggi che lavorano con dipendenti devono formare ogni anno un nuovo team. È un grande impegno per i responsabili. Ovviamente ne risente anche la qualità del lavoro.

«Chi lavora su un alpeggio vuole sentirsi apprezzato per il duro lavoro e la grande responsabilità»

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Uno degli aspetti che rende difficoltosa la ricerca di personale disposto a lavorare sugli alpeggi è il fatto che si tratta di un lavoro stagionale. Chi lavora sugli alpeggi ha un impiego per tre mesi, ma poi deve arrangiarsi durante gli altri nove. Ma vi sono persone, svizzere e straniere, che apprezzano questo tipo di lavoro e si organizzano di conseguenza.

swissinfo.ch: Quali fattori sono determinanti per trovare personale?

F.H.: Un fattore importante è avere almeno un'infrastruttura di base, non deve essere di standard elevato, ma ci vuole l’acqua calda e stanze con riscaldamento. Anche il riconoscimento da parte dei responsabili è un punto fondamentale: chi lavora su un alpeggio vuole sentirsi apprezzato per il duro lavoro e la grande responsabilità.

Un altro fattore è ovviamente lo stipendio: non deve essere regale, ma abbastanza interessante anche per determinate fasce di lavoratori provenienti dall’estero.

swissinfo.ch: Perché il numero degli animali e la superficie dei pascoli è in diminuzione?

F.H. Si osserva un leggero calo degli animali estivati in montagna. Un motivo è che vi sono sempre meno aziende agricole di montagna. In un villaggio dove una volta c’erano tra 10 e 15 aziende agricole, oggi se ne contano solo due di dimensioni grandi. Pertanto manca anche la forza lavoro per curare i pascoli. Senza manodopera è impossibile. E dal momento che manca la manodopera è comprensibile che si lavorino prima i campi e i pascoli più produttivi del fondo valle. Se resta tempo, ci si occupa anche delle zone marginali situate sugli alpeggi. Per questo si tende ad abbandonare i pascoli alpini remoti e difficili da raggiungere.

swissinfo.ch: La tendenza di impiegare mucche ad alto rendimento è in parte responsabile del fatto che sempre meno animali sono portati in montagna per l'estivazione?

«Il turismo approfitta dei bei pascoli, della cura del paesaggio da parte degli alpigiani e delle mucche al pascolo»

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F.H.: Sì, questi animali non sono adatti alle zone di montagna e il foraggio sugli alpeggi non ha le qualità di cui hanno bisogno. Portare questi bovini in montagna sarebbe crudele, patirebbero la fame. Vi sono animali ad alto rendimento per tutte le grandi razze. Producono circa 10'000 litri di latte all’anno, mentre le razze adatte agli alpeggi ne producono circa 5’000-6'000.

swissinfo.ch: È sensato procedere a fusioni nelle aziende agricole alpine?

F.H.: Si tratta di un processo che non è nuovo. Sono cambiamenti strutturali che si osservano anche nelle aziende agricole di pianura: alcune aziende smettono, quelle restanti crescono. Nelle zone di montagna e sugli alpeggi vi sono frontiere naturali date dalla topografia. Se tra due alpeggi vi è una montagna, sarà difficile fare una fusione e occorre continuare a lavorarle separatamente. Poi c’è da dire che le persone tengono alle tradizioni: un altro ostacolo alle fusioni tra le aziende alpestri.

swissinfo.ch: Un pascolo alpestre che non è più utilizzato diventa piano piano un bosco. Ci sono differenze regionali?

F.H.: Già da tempo in Ticino e nei Grigioni molti alpeggi sono stati abbandonati e sui pascoli è iniziata a crescere vegetazione. Sono soprattutto colpite le valli a sud e a sud-est, ma anche il Vallese. Le Alpi del nord sono meno colpite da questo fenomeno e il Giura per niente. Gli alpeggi giurassiani sono a bassa quota e i pascoli pianeggianti: per questo possono essere utilizzati in modo più intensivo.

Vi sono differenze regionali anche per quanto concerne le condizioni di proprietà: nei Grigioni spesso vi sono cooperative di alpeggi. Nella Svizzera centrale e dell’est spesso gli alpeggi sono privati. Ma c’è di tutto: accudire il bestiame insieme per poi mungerlo individualmente, capanne sull’alpe di proprietà privata e pascolo di proprietà di una cooperativa. Vi sono poi le grandi cooperative alpestri della Svizzera centrale con tradizione secolare oppure i classici alpeggi di famiglia, in cui è tutto di proprietà privata.

swissinfo.ch: Come si ripercuote l'avanzamento del bosco sulla biodiversità?

F.H.: Una grande parte di specie selvatiche, che necessitano dell’utilizzo agricolo, sono presenti nelle zone di montagna. Inoltre, diverse superfici protette da catalogo come torbiere, prati asciutti e pascoli si trovano nelle zone di estivazione. Le specie di questi habitat spariscono e la nuova vegetazione offre un habitat ad altre specie. Ma in genere queste non sono specie rare.

swissinfo.ch: L’economia alpestre soffre a causa del cambiamento climatico?

F.H.: Tutte le persone con cui ho parlato dicono che la stagione sugli alpeggi inizia una settimana prima, la crescita dell’erba è aumentata e la vegetazione si sviluppa più velocemente. Elementi che si ripercuotono positivamente sulla produzione. Ma anche i cespugli e gli alberi crescono più velocemente: un fattore meno positivo.

AlpFUTUR

Il programma di ricerca AlpFUTUR, lanciato nel 2009 e durato cinque anni, ha studiato le prospettive future dell’economia alpestre svizzera. Il programma di ricerca interdisciplinare è stato diretto da Agroscope, il centro di competenza federale per la ricerca agricola, e il WSL (Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio).

Felix Herzog è agronomo ed ecologista paesaggista presso Agroscope e membro della direzione del programma di ricerca AlpFUTUR.

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È difficile distinguere il cambiamento climatico da altre cause: per esempio la consulenza per la produzione di foraggio oppure in generale lo sfruttamento migliore dei pascoli degli alpeggi. In poche parole negli ultimi 30 anni è cambiato sia il clima sia il modo di lavorare.

Secondo i modelli climatici, in futuro avremo periodi secchi più lunghi d’estate, in tutta la Svizzera. Il foraggio non crescerà così bene. I pascoli degli alpeggi, tuttavia, saranno meno toccati da questo cambiamento rispetto a quelli in pianura. In montagna i pascoli sono variati e spesso vi sono temporali locali e pendii in ombra dove l'erba continua a crescere comunque. Sotto questo punto di vista produttivo, in futuro gli alpeggi potrebbero addirittura acquisire importanza.

swissinfo.ch: Sul piano politico, come è possibile sostenere ancora di più l'economia alpestre?

F.H. La politica fa già molto per sostenere l’economia alpestre. La Confederazione ha aumentato i contributi d’estivazione per il periodo tra il 2014 e il 2017. Da poco vi sono anche pagamenti per le superfici con una biodiversità elevata. Tuttavia, si parla di nuovo di tagli per gli alpeggi a permanenza breve. Chiaramente gli stimoli per continuare a lavorare sugli alpeggi diminuiscono se si tagliano i contributi.

swissinfo.ch: I prodotti dell’alpe hanno una buona reputazione, ma sono cari. Come reagiscono i consumatori?

F.H.: Abbiamo osservato che la disponibilità a pagare per i prodotti alpestri è molto elevata. Godono di un'ottima reputazione: si parte dal presupposto che gli animali abbiano consumato solo erba e che il formaggio sia preparato artigianalmente e non secondo processi industriali.

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swissinfo.ch: Che importanza ha l’economia alpestre per il turismo in Svizzera?

F.H.: Il turismo approfitta dei bei pascoli, della cura del paesaggio da parte degli alpigiani e delle mucche al pascolo. E dall’altra parte, gli alpigiani traggono profitto perché possono vendere formaggio direttamente sull’alpe. Una classica situazione win-win.

Economia alpestre svizzera

Ogni estate, si stima che circa 17'000 alpigiani trascorrano più o meno tre mesi sugli alpeggi con i loro animali. Tra questi si contano 400'000 mucche, bovini e vitelli, 120'000 pecore, capre, cavalli, asini, lama e alpaca. Circa un terzo del personale impiegato sugli alpeggi viene dall’estero, soprattutto da Germania, Austria e Italia. Lo stipendio per gli alpigiani e i pastori si situa tra i 3’000 e i 4’000 franchi al mese netti.

I 4’655 km2 di pascoli di estivazione nelle Alpi e nel Giura rappresentano un terzo della superficie agricola utile. Circa 7'000 aziende alpestri, un numero in calo, generano circa 280 milioni di franchi all’anno, ovvero l’11% del reddito delle aziende agricole.

(fonte: AlpFUTUR)

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