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Votazioni federali del 13 febbraio 2022

Fiscalità: nessun alleggerimento per le grandi aziende in Svizzera

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© Keystone / Christian Beutler

Il popolo svizzero non vuole ridurre gli oneri fiscali delle grandi aziende. Domenica, ha respinto con oltre il 62% dei voti il progetto di riforma della legge sulle tasse di bollo. La Svizzera rimane così tra i pochi Paesi d'Europa a mantenere il contributo riscosso quando un'impresa acquisisce nuovo capitale emettendo azioni o simili.

Il Parlamento federale voleva favorire gli investimenti delle aziende svizzere e aiutarle a uscire dalla crisi causata dalla pandemia di Covid-19. Aveva così approvato una modifica legislativa per l’abolizione delle tasse di bolloCollegamento esterno.

La riforma non ha però convinto il popolo elvetico, che domenica l’ha respinta con una maggioranza del 62,7%. La revisione è stata bocciata in tutti i Cantoni, con l’eccezione di Zugo, sede di numerose imprese svizzere e internazionali.

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La riforma prevedeva la soppressione della tassa di emissione, una delle tre tasse che gravano sulle transazioni delle imprese. Essa viene riscossa dalla Confederazione quando un’azienda aumenta il capitale proprio emettendo azioni o simili. Concretamente, lo Stato incassa l’1% sul nuovo capitale emesso da una società, a partire da un 1 milione di franchi. Il gettito fiscale dovuto alla tassa è variabile: nel periodo 2005-2017 è stato in media di 250 milioni all’anno.

Col voto odierno, la Svizzera rimane tra i pochi Paesi al mondo ad applicare una tassa che la destra liberale reputa nociva per la competitività. In Europa è riscossa solo in Liechtenstein, Grecia e Spagna.

Un “no” non solo dalla sinistra

Il voto contro l’abolizione della tassa di bollo nell’emissione di nuovo capitale aziendale non è solo “di sinistra” e “verde”: “contrario si è mostrato anche il ceto medio e persone non legate a un partito”, ha commentato Lukas Golder, condirettore dell’istituto demoscopico gfs.bern.

“Queste persone soppesano attentamente gli argomenti ed è qui che la sinistra ha segnato punti con i suoi argomenti”, ha detto l’esperto alla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF. “Non è stata considerata la tempistica: un’agevolazione fiscale in un anno di pandemia non è un’idea geniale. Anche il fatto che sarebbero state soprattutto le aziende più grandi a beneficiare degli sgravi ha suscitato critiche”, ha analizzato Golder.

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Terza vittoria della sinistra

“Il popolo ci ha dato ragione”, ha reagito Cédric Wermuth, copresidente del Partito socialista svizzero (PS), partito che insieme ai Verdi e ai sindacati aveva lanciato il referendum contro la modifica legislativa.

“Non si può, dopo due anni di pandemia, presentare come prima cosa un regalo fiscale ai grandi gruppi e alle imprese di questo Paese”, ha detto Wermuth a SRF.

Samuel Bendahan, deputato del PS, ha ricordato che si tratta della terza vittoria della sinistra in una votazione su temi simili, dopo la riforma III dell’imposizione delle imprese e quella sull’imposizione delle famiglie. “Per la terza volta il popolo si è opposto al fatto di dare soldi solo alle persone più facoltose, senza che anche alla maggioranza ne venisse in tasca qualcosa”, ha detto all’agenzia Keystone-ATS.

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Niente sgravi alle grandi aziende

Per Travail.Suisse, il no alla riforma sulle tasse di bollo è anche allo stesso tempo un sì alla tassa minima dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Il Consiglio federale dovrebbe ora prendere sul serio questa tassa minima del 15% e fermare il dumping fiscale, ha indicato il presidente della federazione sindacale Adrian Wüthrich a Keystone-ATS. Le persone votanti hanno chiaramente affermato di non volere ulteriori sgravi per le imprese.

La gente aveva la sensazione che mentre le persone fisiche devono pagare le tasse su tutto, le grandi aziende con miliardi di profitti sarebbero state alleggerite di una somma relativamente piccola. L’argomentazione che sarebbero state soprattutto le piccole e medie imprese a beneficiare della riforma è stata considerata inverosimile, secondo Wüthrich.

Segnale non incoraggiante per le giovani aziende

L’esito del voto era prevedibile, ha dichiarato Lars Guggisberg, deputato dell’Unione democratica di centro, favorevole alla riforma. A suo avviso, ha fatto breccia il falso argomento che la modifica di legge sarebbe andata a favore delle multinazionali. Inoltre, ha aggiunto, non sembrava il caso di tagliare le entrate della Confederazione in tempi di pandemia.

La crisi sanitaria ha avuto un ruolo non indifferente, concorda Olivier Feller, vicepresidente del gruppo liberale radicale alla Camere federali e membro del comitato a sostegno della revisione. Il popolo non ha voluto sopprimere un’imposta, sebbene questa sia all’origine di solo lo 0,3% delle entrate della Confederazione, ha commentato.

Secondo Feller, a perdere oggi sono state soprattutto le aziende innovative, le piccole e medie imprese che nei prossimi anni avranno bisogno di capitali.

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Per il consigliere federale Ueli Maurer, il no opposto dal popolo all’abolizione della tassa di bollo sull’emissione di nuovo capitale aziendale “non è drammatico”, ma è un “un segnale che non è incoraggiante per le giovani imprese che vogliono investire”. In un contesto di grandi cambiamenti a livello internazionale – Maurer ha citato la tassa minima globale – la Svizzera sta perdendo in attrattiva. Occorre invece impegnarsi per creare e mantenere buone condizioni quadro, ha insistito Maurer.

Monika Rühl, direttrice di economiesuisse, sostiene che la bocciatura odierna sia dovuta anche al fatto che “è difficile spiegare gli oggetti fiscali al vasto pubblico”.

La federazione delle imprese svizzere promette che continuerà comunque a lottare per mantenere e creare buone condizioni fiscali per le ditte. In particolare, l’organizzazione si impegnerà fortemente per far passare la riforma sull’imposta preventiva, su cui si voterà probabilmente in settembre se il referendum lanciato dal PS avrà successo.

Dibattito sulla distribuzione delle risorse

Per il presidente dell’Unione sindacale svizzera Pierre-Yves Maillard, questo no all’abolizione di una delle tre tasse di bollo rappresenta il punto d’inizio di un dibattito più ampio sulla distribuzione delle risorse del Paese.

“La popolazione non apprezza molto che con una mano i partiti di destra prendano soldi dalle casse per foraggiare gli ambienti che sono già ben serviti e con l’altra mano taglino per esempio sulla previdenza vecchiaia”, ha affermato a Keystone-ATS.

“Contrariamente a quanto sostiene la destra, la popolazione ha capito molto bene che abolendo l’imposta di bollo ci sarebbero meno soldi nelle casse dello Stato. La popolazione ha dato un segnale che i partiti di destra dovrebbero ascoltare, ad esempio nel prossimo dibattito sull’imposta preventiva”, ha detto il sindacalista.

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