La parola d’ordine è collaborazione
Per essere davvero «svizzero» il Campus virtuale deve nascere dalla collaborazione tra le varie università.
E in un mondo che sta diventando sempre più globale non poteva mancare lo scambio di esperienze con i nostri vicini.
La Confederazione che finanzia sia il centro studi universitari a distanza di Briga, sia i progetti realizzati nell’ambito del Campus virtuale svizzero dalle università e dalle Scuole universitarie professionali, ha insistito affinché si migliorasse la collaborazione tra i vari istituti.
«L’Università della Svizzera italiana dirige il progetto swissling, che mira a coordinare l’insegnamento della linguistica in Svizzera», dice a swissinfo Andrea Rocci, «ma alcuni moduli vengono sviluppati da altre università. Collaboriamo con Basilea, Ginevra, Losanna e Zurigo. Inoltre le università di Napoli, di Lione e la Cattolica di Milano si sono dette interessate al progetto e pronte a collaborare».
In un paese, la Svizzera, dove la formazione scolastica è di competenza dei cantoni e può ancora capitare che un diploma ottenuto a Zurigo non venga riconosciuto a Berna, quest’intensificazione della collaborazione è un bel passo avanti. Perché il sistema del campus virtuale funzioni è necessario che le università si accordino su un sistema di crediti e di valutazione comune.
Quello dei crediti è un ambito in cui c’è ancora molto lavoro da fare. L’esperienza pilota del campus virtuale potrà in futuro essere utile anche ai corsi universitari classici e favorire il raggiungimento degli obiettivi contenuti nella Dichiarazione di Bologna (armonizzazione della formazione universitaria e riconoscimento reciproco dei diplomi in Europa).
swissinfo, Doris Lucini
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