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A gonfie vele l’industria svizzera dell’alluminio

Particolare della fabbrica di alluminio di Martigny, in Vallese Keystone

Nonostante il dollaro forte, il 2000 è stato una buona annata per l'industria svizzera dell'alluminio. Anche le prospettive per il 2001 sono ottime, grazie al dinamismo delle esportazioni ed agli investimenti nell'edilizia sul mercato interno, oggi in piena espansione.

Sono molti i segnali positivi per il ramo, che occupa circa 10.000 persone in Svizzera, ha sottolineato lunedì a Zurigo l’Associazione svizzera degli industriali dell’alluminio. La domanda interna sarà alimentata dagli investimenti in nuove costruzioni, che dovrebbero progredire di oltre il 20 per cento nei prossimi cinque anni.

L’ottimismo degli operatori del ramo è dovuto inoltre al recente interesse dell’industria dei trasporti per metalli leggeri, come l’alluminio, che permettono notevoli risparmi energetici.

La domanda dell’industria dell’automobile è destinata a raddoppiare nei prossimi dieci anni, ha affermato il presidente dell’associazione Markus Tavernier. Lo stesso discorso vale per l’industria navale e ferroviaria sempre più interessate a materiali leggeri e a leghe speciali.

La maggior parte dei comparti hanno contribuito l’anno scorso all’espansione del ramo. Le tre fabbriche di prodotti semilavorati di Chippis (nel canton Vallese), Menziken (Canton Argovia) e Laufen (Basilea Campagna) possono vantare una produzione totale record di 189.000 tonnellate, in progressione di oltre il 10 per cento rispetto al 1999. Più dei tre quarti di questa produzione è stata esportata all’estero.

La produzione di metallo greggio della fabbrica di Steg, in Vallese, è salita del 3,1 per cento a 35.500 tonnellate. Anche le fonderie hanno aumentato la loro produzione del 10 per cento a 19.900 tonnellate. Il consumo di alluminio in Svizzera ha raggiunto le 171.300 tonnellate, in rialzo del 9,1 per cento.

Globalmente le fabbriche svizzere hanno subito una certa erosione dei loro margini di guadagno, dovuta essenzialmente alla robustezza del dollaro ed alle incertezze dell’euro. Ma questa erosione è stata in parte compensata dall’incremento della produzione.

Positiva è stata inoltre la fusione di Algroup con il canadese Alcan. Grazie a questo ‘matrimonio’ ed alle preziose sinergie, il gruppo elvetico mira ad aumentare la sua competitività sul suo segmento di mercato ad alto valore aggiunto.

swissinfo e agenzie

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