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A tutto gas attraverso la Svizzera

Direttamente dalle piattaforme del Mare del Nord il gas raggiunge l'Italia attraverso il nuovo gasdotto swissinfo.ch

Il 9 agosto si inaugura un nuovo tratto del gasdotto che attraversa la Svizzera. Il troncone è parte di un progetto da un miliardo di franchi che convoglia il metano dai campi del Mare del Nord all'Italia. Per il momento si tratta solo di transito, i consumi in Svizzera infatti non necessitano di ulteriori fonti d'approvvigionamento.

Con un mese di ritardo si apre il nuovo tratto del principale metanodotto che attraversa la Svizzera. Il segmento collega la località di Rodersdorf, al confine con l’Alsazia, a Losdorf, dove si ricongiunge alla linea nord-sud esistente. Il gasdotto permette di convogliare verso sud il gas dei giacimenti del Mare del Nord, scoperti negli ultimi anni.

Il ritardo comunque non suscita preoccupazione ai realizzatori. “Il programma prevedeva la messa in servizio per il 1. luglio – ha dichiarato a swissinfo Lorenz Davitti responsabile del progetto – il ritardo di un mese appena non è significante, se si pensa alla mole di lavoro e all’investimento di 240 milioni”.

La costruzione del troncone ha infatti richiesto un anno di lavoro e ha coinvolto fino a 500 operai specializzati. Il canale ha un diametro di quasi un metro e le pareti d’acciaio sono spesse oltre dieci centimetri. Parte del progetto, che valica la catena del Giura, sono inoltre tre tunnel con una lunghezza complessiva di oltre 5 chilometri.

Costruttrice dell’opera e la Transitgas Sa, una società elvetica a capitale misto, ma il finanziamento è garantito direttamente dal partner italiano, principale fruitore del combustibile fossile.

L’importanza del gas

La Svizzera infatti non è fra i grandi consumatori di gas fossili. Le statistiche federali indicano che il 61 per cento delle risorse energetiche necessarie proviene dal petrolio e il 21 per cento è coperto dall’energia elettrica. Solo il 12 per cento è rappresentato dal gas naturale. I tre quarti del consumo è già garantito dalla rete della Transitgas.

Il consumo di gas naturale in Svizzera è in crescita, ma limitatamente. Per un confronto l’industria chimica tedesca BASF, consuma da sola una quantità analoga a tutto il fabbisogno nazionale elvetico.

Per l’Italia invece il nuovo collegamento rappresenta una differenziazione del rifornimento. Questo progetto aumenta infatti l’indipendenza italiana dalle fonti russe e libiche. Non è quindi un caso che la Transitgas Sa sia una società con un’importante partecipazione italiana.

Il 51 per cento del pacchetto azionario è in mano alle società di distribuzione elvetiche, ma il 46 per centro è detenuto dall’ex monopolista italiana del gas Snam, del gruppo Eni. Il rimanente quattro per cento è di un distributore tedesco.

“In questioni energetiche la Svizzera fa già parte dell’Unione Europea – spiega Davitti – soprattutto perché la fornitura di energie fossili passa per forza di cose dal territorio europeo”. Questo spiega dunque la ramificazione dell’azienda.

“Solo in cinque, dieci anni – continua Davitti – la Svizzera avrà bisogno di nuove fonti di rifornimento”. Per il momento i distributori elvetici si sono riservati l’opzione di attingere alla nuova quantità che attraversa il paese.

La sicurezza

Per dare inizio ai lavori è necessario avere una concessione federale. L’ufficio preposto segue sia la pianificazione de tracciato che le misure di sicurezza. A progetto realizzato ne controlla poi regolarmente lo stato di salute, con ispezioni regolari. Il condotto trasporterà dieci miliardi di metri di gas l’anno, con un valore energetico venti volte superiore a quello di una centrale atomica svizzera.

Ma alla Transitgas Sa non si temono incidenti di sorta.”Ogni saldatura viene radiografata – afferma Davitti – disponiamo delle tecniche e degli operai migliori per questo tipo di lavoro”. All’Ispettorato federale si tiene a precisare che una struttura di queste dimensioni è straordinaria e necessita quindi di particolare attenzione.

Le norme svizzere sono ritenute fra le più severe in Europa, ma la densità degli insediamenti impone evidentemente delle precauzioni altrettanto straordinarie. Anche la struttura geografica necessita uno studio approfondito. In particolare si deve tener conto del rischio sismico, limitato ma reale, la protezione dell’ambiente e il passaggio sulle Alpi comporta delle soluzioni tecniche non indifferenti.

La contrattazione sul territorio

Agli aspetti tecnici della costruzione dei grandi progetti aggiungono le peculiarità elvetiche. Il tracciato del gasdotto tocca infatti due cantoni, Soletta e Basilea campagna, 40 comuni e 700 privati, proprietari di terreno.

Per questo la Transitgas Sa ha previsto dall’inizio della pianificazione, durata tre anni, un’offensiva informativa guidata da un’equipe di esperti, per evitare di vedere bloccati i lavori da ricorsi giudiziari. Per Davitti la strategia si è dimostrata vincente: “Abbiamo cercato da subito il dialogo con le istituzioni e con i privati e in tutti i casi siamo riusciti a trovare un accordo extragiudiziario”.

Uno sforzo da parte dei costruttori che ha avuto il suo prezzo. Ma Davitti afferma: “La quantità di gas trasportata è enorme e la durata di vita delle infrastrutture supera i cinquant’anni. Questo permette al gasdotto di essere il mezzo più sicuro ed economico per trasportare, senza perdite di rilievo, enormi quantità di energia”.

Gli investimenti hanno dunque una prospettiva e il responsabile ne è convinto: “Il gas rimane una fonte energetica a buon prezzo e con un bilancio ecologico migliore degli altri combustibili fossili”.

Daniele Papacella

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