ABB ha già versato 7 milioni di marchi al fondo tedesco per i lavoratori forzati durante l’epoca nazista
Le condizioni che il giudice americano Edward Korman ha aggiunto all'accordo globale sui fondi ebraici, approvato la scorsa settimana, inducono le imprese elvetiche a regolare i casi dei lavoratori forzati nelle filiali tedesche durante il nazismo.
Korman ha chiesto alle aziende elvetiche, che durante la Seconda guerra mondiale avevano filiali in Germania, di studiare gli archivi per individuare eventuali casi di lavoro coatto entro il termine massimo di 30 giorni. In caso contrario, le imprese rischiano di non beneficiare della protezione dell’accordo globale firmato da UBS e Credit Suisse.
Per alcune imprese la questione dei lavoratori forzati vittime del nazismo è quasi regolata. Nel quadro di un accordo concluso in Germania, il gruppo elvetico-svedese ABB ha già sborsato, attraverso la sua filiale di Mannheim, 7 milioni di marchi (5,5 milioni di franchi). Il gruppo tecnologico ha pagato un millesimo del fatturato realizzato nel 1999 dalla filiale tedesca.
Inoltre – come Nestlé, Georg Fischer e Algroup – ABB si è detta pronta a collaborare all’applicazione dell’accordo globale. Le modalità della partecipazione non sono tuttavia ancora stabilite.
Da parte sua, l’Associazione padronale svizzera dell’industria metalmeccanica, Swissmem, ha inviato venerdì una circolare al migliaio di membri, esortando gli affiliati ad avviare ricerche d’archivio sui lavoratori coatti.
Le imprese che trovano qualcosa sono invitate ad annunciarsi, entro il 25 agosto, al «Special Master» Judah Gribetz a New York. Gribetz è stato incaricato dal giudice newyorchese Korman di elaborare il piano di ripartizione degli 1,25 miliardi di dollari di indennizzi, previsti dall’intesa tra le grandi banche svizzere e la controparte ebraica.
Anche l’Unione svizzera di commercio e d’industria (Vorort) ha scritto una circolare ai suoi membri, per invitarli a rispettare il termine fissato dal magistrato statunitense.
Il Vorort scrive che le imprese non sono tenute a fornire dettagli a Korman, ma devono semplicemente indicargli se hanno avuto dei lavoratori coatti alle loro dipendenze.
Anche sul versante delle banche, secondo il domenicale «SonntagsZeitung», le cose si starebbero muovendo. L’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) ha invitato la sessantina di istituti finanziari interessati dalle revisioni della Commissione Volcker a un congresso, che si terrà all’inizio del mese di agosto a Zurigo. Si tratterebbe in particolare di analizzare con esperti legali il testo del giudice Korman.
Nel frattempo, il presidente dell’Associazione israeliana dei superstiti dell’Olocausto in Israele, Moshe Sanbar, ha annunciato che non si opporrà all’applicazione dell’accordo globale, perché vuole tenere conto dell’età avanzata dei beneficiari.
L’ex governatore della Banca d’Israele rinnova comunque la sua critica all’intesa che, a suo avviso, consente alla Banca Nazionale Svizzera di «cavarsela senza dover fornire spiegazioni né pagare indennizzi». Sanbar ritiene che 1,25 miliardi di dollari sono una somma ridicola, «soprattutto se si tiene conto che i querelanti dovranno pagare i loro avvocati e che si dovrà istituire una costosa struttura amministrativa per ripartire il denaro».
swissinfo e agenzie
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