Agli svizzeri piace giocare in borsa
Secondo uno studio realizzato dall'Istituto bancario svizzero dell'Università di Zurigo, la Svizzera figura tra i paesi con la più alta percentuale di azionisti. Un terzo delle persone tra 18 e 74 anni possiedono azioni.
Complessivamente oltre 1,6 milioni di persone, pari al 31,9 percento della popolazione, investono i loro soldi in borsa. La proporzione di azionisti è raddoppiata dal 1997 e secondo gli autori dello studio le cause sono dovute all’espansione dei mercati borsistici degli anni ’90.
Una larga fetta della popolazione ha scelto di investire i propri risparmi nel mercato delle azioni perché attratta dai corsi al rialzo delle borse e dalle basse imposte prelevate sui guadagni.
L’immagine dell’azionista appartenente ad una piccola élite non corrisponde ormai più alla realtà nel nostro paese. Oggigiorno le speculazioni sui titoli sono ormai diventate un fenomeno di massa e si tende a parlare di “capitalismo popolare”.
Gli azionisti elvetici provengono praticamente da tutte le categorie salariali. Secondo la ricerca, anche tra le basse categorie di reddito al di sotto dei 3000 franchi mensili si trovano azionisti.
Il motore del maggiore interesse per le azioni va ricercata nel desiderio di costituire un patrimonio, nella previdenza della vecchiaia e nella volontà di partecipare all’economia in generale, hanno indicato gli autori dello studio.
Sul piano internazionale, la Svizzera si trova fra i paesi con il maggiore numero di azionisti, davanti agli Stati Uniti (26,1 percento), ma dietro all’Australia (41 percento) e la Svezia (35 percento di azionisti).
La fonte maggiore di informazioni per gli investimenti sono i giornali. In media, senza distinzione d’età, gli azionisti svizzeri trascorrono 20 minuti ogni giorno per informarsi sull’economia e 40 minuti alla settimana per valutare la situazione delle proprie azioni.
Gli ordini sono trasmessi in otto casi su 10 via telefono o direttamente allo sportello della banca. Internet è usato soltanto dagli azionisti con salari più elevati, ma l’uso di questo strumento è destinato a svilupparsi, secondo lo studio.
swissinfo e agenzie
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