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Aiuti mirati per le regioni toccate dalla liberalizzazione delle regie federali

È quanto deciso giovedì dal Consiglio degli stati, che ha invece respinto la creazione di un fondo di coesione nazionale, chiesto da quattro iniziative cantonali a sostegno delle regioni più svantaggiate dalle privatizzazioni.

Il governo intende destinare alle regioni periferiche 80 milioni di franchi e le Camere saranno chiamate ad approvare la misura in dicembre, al momento di discutere il preventivo 2001. Secondo il Consiglio degli Stati, questa somma non è però sufficiente.

«La Svizzera ha bisogno di una vera politica regionale», ha detto il relatore della commissione Hans Hess (PRL/OW). Della medesima opinione Filippo Lombardi (PPD/TI), secondo il quale le misure volte a sostenere la periferia, come una più generosa perequazione finanziaria, «sono singoli elementi di un mosaico – la politica regionale – che non esiste più».

Citando l’esempio di Uri, Hansruedi Stadler (PPD) ha attirato l’attenzione sulla perdita di posti di lavoro nelle FFS, Posta e Swisscom. «I giovani sono obbligati ad emigrare, mentre molte regioni sono minacciate di spopolamento a causa dell’invecchiamento della popolazione», ha precisato.

Secondo il consigliere federale Moritz Leuenberger, il quadro tratteggiato dai fautori delle iniziative non è poi così fosco come sembra: molte piccole imprese, attive soprattutto nell’informatica, hanno approfittato della liberalizzazione per istituire le loro sedi principali al di fuori dei centri urbani.

Pur essendosi dimostrata contraria all’istituzione di un fondo di coesione nazionale, la Camera Alta ha ammesso che i mezzi che il governo è pronto a concedere non bastano. All’unanimità è stata quindi adottata una mozione, che chiede all’esecutivo misure più incisive affinché anche le regioni periferiche possano in futuro contare su servizi efficienti.

Il Consiglio degli stati intende allargare la lista di coloro che potranno chiedere aiuti. La lista includerà altri cantoni, oltre a Uri, Soletta, Ticino, Grigioni, San Gallo, Vallese, Giura e alcune regioni situate nei cantoni di Berna, Neuchâtel, Vaud e Friburgo. Il servizio pubblico, hanno affermato i «senatori», deve essere presente ovunque, dal Giura all’arco alpino.

Secondo la Camera dei cantoni, il governo dovrà avere un occhio di riguardo per quelle regioni che più di altre hanno subito un’emorragia di posti di lavoro in seguito alla parziale privatizzazione di alcune importanti regie federali. In ogni caso, bisognerà fare in modo di sfruttare a fondo il potenziale economico esistente nella regione che farà richiesta di aiuto.

Per finanziare questi interventi il parlamento dovrà votare un credito quadro. Niente fondo di coesione nazionale, quindi, come proposto da Ticino, Vallese e Grigioni: i cantoni chiedevano che gli utili di Posta, Swisscom e FFS – per il Ticino solo di Swisscom – fossero versati in un fondo inteso a «promuovere la coesione nazionale». I mezzi finanziari accumulati sarebbero serviti a sostenere progetti di riconversione professionale e incoraggiare l’innovazione nel settore dei servizi pubblici.

swissinfo e agenzie

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