Algroup: in dirittura di arrivo il progetto di fusione con Alcan
Ore contate per Algroup. I suoi azionisti decidono questo lunedì la fusione con il colosso canadese dell'alluminio Alcan, ma non si prevedono sorprese. Anche perchè, oltre alle garanzie occupazionali, l’offerta finanziaria è quantomai allettante.
Ultimo atto prima del matrimonio d’alluminio tra Algroup e Alcan, che punta all’acquisto del 67 percento delle azioni. Gli azionisti del gruppo svizzero decidono questo lunedì ma non si prevedono sorprese. La transazione è infatti finanziariamente vantaggiosa e da essa dovrebbe nascere il secondo gruppo mondiale del ramo, con un fatturato di 12,4 miliardi di dollari ed un organico di 53.000 persone, dopo l’americano Alcoa, che vanta un volume d’affari da 21 miliardi di dollari.
L’assemblea straordinaria di questo lunedì passerà dunque alla storia come l’ultima di Algroup in quanto entità indipendente, dopo oltre un secolo di vita, 111 anni per l’esattezza. Salvo sorprese, gli azionisti approveranno le proposte del consiglio d’amministrazione e la società passerà nella sfera d’influenza di un gigante mondiale, un’evoluzione considerata «necessaria», dettata da considerazioni di mercato ed auspicata da tempo dai dirigenti di Algroup.
Già un primo tentativo era stato fatto con la tedesca Viag – quattro volte più grande di Algroup – ma l’operazione era fallita. Anche l’attuale progetto sembrava ad un certo punto compromesso quando la Commissione europea aveva bocciato il più ambizioso programma di fusione a tre con la francese Pechiney.
Alcan ha però tenuto fede agli impegni presi ed ha rilanciato il negoziato con un’offerta particolarmente vantaggiosa sotto l’aspetto non solo finanziario. Il Vallese, dove sono insediati i principali impianti di Algroup, non dovrebbe infatti patire gli effetti della fusione: gli attuali 1.600 impieghi sembrano garantiti.
La fusione permetterà inoltre preziose sinergie che dovrebbero tradursi in un risparmio di 150 milioni di dollari (circa 250 milioni di franchi). Anche Martin Ebner, presidente e, con circa il 34 percento del capitale, principale azionista del gruppo, è soddisfatto. Il prezzo pattuito per la transazione, ritoccato al rialzo di un ulteriore 5 percento dopo la mancata fusione a tre, è infatti particolarmente allettante. Un aspetto che dovrebbe contribuire a sedurre gli azionisti di Algroup.
Stefano Castagno
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