Alta tensione tra Svizzera e Italia
Già alle strette per la privatizzazione del mercato europeo dell'elettricità, i produttori elvetici sono ora svantaggiati da un accordo italo-francese.
Le imprese elettriche svizzere sono a dir poco indignate. Dopo l’accordo italo-francese che permette all’Italia, a partire dal prossimo anno, di comprare direttamente energia dalla Francia, le società elvetiche hanno fatto ricorso al Governo di Berna che a sua volta si è rivolto a Roma. La quota parte di mercato che rimane alla Svizzera sarebbe infatti inferiore alle capacità di trasporto delle linee svizzere stimate da Roma e Parigi, causando una notevole perdita ai produttori alpini.
Fino a un paio di anni fa, buona parte dell’energia elettrica importata dall’Italia proveniva dalla Svizzera. Con 8 linee ad alta tensione che collegano il nord al sud, le ditte elvetiche potevano gestire al meglio le richieste italiane. Le società elvetiche, oltre a vendere la propria energia, acquistavano da altri paesi europei porzioni di corrente che rivendevano al mercato italiano, fissandone le tariffe.
Con il processo di privatizzazione dell’energia elettrica in Europa, “il monopolio” svizzero è stato messo sotto pressione. Le imprese svizzere, adeguandosi in parte alla nuove realtà del mercato europeo, a partire dal 2001 avevano convenuto di cedere il 50 per cento delle proprie capacità al mercato libero.
Tuttavia, un accordo firmato la scorsa estate fra gli operatori francesi e quelli italiani per il traffico diretto di energia fra i due paesi ha tolto alla Svizzera non solo il diritto di intermediazione, ma anche il diritto di percepire degli oneri di passaggio sulle proprie linee ad alta tensione per una parte dell’energia che dalla Francia viaggia verso l’Italia.
Infatti, se finora era stato stabilito, cifre alla mano, che la capacità di trasporto svizzero verso l’Italia era del 60 per cento e quella della Francia del 40 per cento, improvvisamente l’autorità italiana dell’energia, firmando il contratto diretto con i gestori francesi, ha stabilito che le capacità transalpine sono ora del 48 per cento e quelle svizzere solo del 52 per cento.
Questo farebbe perdere all’industria elettrica svizzera qualcosa come 400 Megawatt ogni anno, per un valore stimato di svariate decine di milioni di franchi. Evidentemente, i 6 grandi gestori elettrici svizzeri, ma anche l’ufficio federale dell’energia non ci stanno. Berna ha già opposto il suo veto in una lettera recapitata recentemente al governo italiano, per impedire che l’accordo italo-francese entri in funzione come previsto a partire dall’inizio del prossimo anno.
Franco Dirovio, Roma
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.