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Anche i piccoli consumatori potranno scegliere il fornitore di elettricità

Il Consiglio degli Stati ha dato luce verde all'apertura progressiva del mercato dell'energia elettrica, soprattutto per proteggere le centrali idroelettriche Keystone

È questa la volontà del Consiglio degli Stati, che vuole un'apertura del mercato più rapida rispetto al Nazionale, per venire incontro anche ai cittadini-consumatori.

Dopo essere stata congelata in giugno in attesa del voto sul pacchetto energetico dello scorso 24 settembre, la legge sull’apertura del mercato dell’elettricità è ritornata mercoledì sui banchi del Consiglio degli Stati che l’ha approvata all’unanimità.

Per adeguarsi al processo di liberalizzazione, già in fase avanzata nell’Unione europea, anche il mercato elvetico dovrà aprirsi in futuro alla libera concorrenza. Sei anni dopo l’entrata in vigore della legge, e dunque con ogni probabilità a partire dal 2008, ogni consumatore potrà scegliere il proprio fornitore di energia.

Come il Nazionale, anche i senatori hanno approvato la via della liberalizzazione a tappe. Un’apertura immediata e il conseguente repentino crollo dei prezzi (di circa il 30 percento secondo le stime del governo) metterebbe in pericolo il settore idroelettrico svizzero, che produce a costi più elevati, e verrebbe a costare caro alle molte collettività pubbliche, impegnate in questo settore in veste di proprietarie delle risorse prime o di quote societarie.

Ma se la liberalizzazione dovrà essere progressiva, i senatori hanno comunque voluto fare in modo che anche i piccoli consumatori ne possano beneficiare in tempi brevi. Dall’entrata in vigore della legge, non solo le grandi industrie con un consumo annuale superiore ai 20GWh potranno rifornirsi sul libero mercato.

Anche le imprese di approvvigionamento ne avranno diritto, nella misura del 20 percento delle loro vendite ai piccoli consumatori, mentre il Nazionale aveva optato per una quota del 10 percento. Tre anni dopo l’applicazione della legge, i parametri dovrebbero quindi passare a 10 GWh e al 40 percento (Nazionale: 20 percento). Il rischio è infatti che i produttori, diventati orfani dei grossi consumatori, si rifacciano sulle economie domestiche e sulle piccole imprese, per compensare la diminuzione dei guadagni.

Nonostante il “no” popolare alla tassa ecologica, che avrebbe contribuito a finanziare il mantenimento e il rinnovo delle centrali idroelettriche elvetiche minacciate dalla liberalizzazione (un “no” pronunciato anche dalla maggioranza dei cantoni alpini), i senatori hanno voluto tornare nuovamente sulla controversa questione. Scartata l’idea dei sussidi, la Camera dei cantoni, ha votato all’unanimità una soluzione basata su prestiti.

Per un periodo di 10 anni, la Confederazione dovrebbe poter concedere crediti a quelle centrali impossibilitate ad ammortizzare gli investimenti, che in seguito all’apertura del mercato saranno praticamente impossibili da ammortizzare.

Una soluzione combattuta dal ministro dell’energia Moritz Leuenberger. Anche se si tratta di prestiti da rimborsare, ha fatto notare, l’esperienza insegna che questo tipo di operazioni si trasformano sempre in un contributo a fondo perso.

Luca Hoderas

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