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Annus horribilis per il settore ortofrutticolo svizzero

Il produttore svizzero di pomodori, generalmente ticinese e vallesano, riceve 80 centesimi al chilo dai distributori al dettaglio: sono questi ultimi a fissare i prezzi Keystone

Il caldo ed il sole dell'estate non sono bastati agli ortofrutticoltori svizzeri per raddrizzare una stagione partita con il piede sbagliato. Il settore, dicono i responsabili, soffre di problemi di fondo che ne minano l'esistenza stessa.

Il 2001 è «stata un’annata molto negativa, siamo scornati», ha confessato Glauco Martinetti, direttore della federazione ortofrutticola ticinese (FOFT). Le difficoltà al sud delle Alpi rispecchiano quelle di tutta la Confederazione: Peter Märki, direttore della Federazione svizzera dei produttori di verdura, annuncia perdite comprese tra il 10 per cento e il 20 per cento rispetto all’anno precedente. I responsabili sono preoccupati soprattutto perché a questi risultati contingenti va aggiunta la continua erosione dei prezzi alla produzione, che inesorabile travolge gli orticoltori da anni, ha spiegato Martinetti.

Al nord delle Alpi, soprattutto nelle campagne del Seeland, la regione tra i laghi di Bienne, Neuchâtel e Morat, i problemi di quest’anno vanno addebitati alle bizze del tempo. Le abbondanti piogge dei mesi di marzo ed aprile, ha precisato Märki, hanno impedito di dilatare nel tempo le semine. Effetto: sovrapproduzione all’inizio dell’estate, con la conseguente caduta dei prezzi, dovuta anche alla latitanza di consumatori lontani dalla Svizzera per vacanze. L’impatto della meteorologia è importante perché i danni che ne derivano non sono assicurabili, ha aggiunto Märki.

Montagne di eccedenze

Il Ticino ha potuto profittare del brutto tempo primaverile nella Svizzera interna, «vivendo sulla morte degli altri», ha indicato Martinetti. Tuttavia, i risultati discreti dei mesi da marzo a giugno non permettono di salvare una stagione ampiamente compromessa.

I problemi sono iniziati già in inverno, con i bassi prezzi del «formentino» ed hanno raggiunto proporzioni insostenibili in luglio, quando gli scaffali ed i magazzini dei negozi erano invasi dalle eccedenze. Per un chilogrammo di pomodori, ha ad esempio affermato Martinetti, il produttore ha ricevuto 80 centesimi, assolutamente insufficiente per coprire i costi. A questi prezzi la produzione sarebbe teoricamente esportabile: «un produttore olandese riceve di più», ha aggiunto.

Ortifrutticoltura ammalata

Secondo Martinetti, l’ortofrutticoltura è un paziente in prognosi riservata. Sintomo della grave malattia è l’assenza di investimenti: tra il 1995 ed il 2001 solo 10 dei 2.000 orticoltori svizzeri hanno costruito nuove infrastrutture. Inoltre, nel settore «non vi è ricambio generazionale». Per uscire dalle «cure intensive» sono necessari cambiamenti strutturali, che tuttavia dipendono dalla volontà politica di agire su un mercato distorto e poco trasparente, ha aggiunto il direttore della FOFT.

Il potere dei distributori

Problema principale in Svizzera è il peso dei due maggiori distributori al dettaglio, Migros e Coop, che coprono rispettivamente il 50 per cento e il 30 per cento del mercato e che, di fatto, fissano i prezzi alla produzione. Il potere negoziale dei produttori è trascurabile di fronte all’immmenso peso dei grandi magazzini, ha aggiunto Martinetti.

Anche altri fattori, ha precisato Martinetti, gravano sul reddito agricolo: la liberalizzazione del mercato voluta dall’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), che ha imposto l’importazione di 165.000 tonnellate di verdura all’anno a prezzi stracciati; il costo della manodopera, destinato a crescere sotto la pressione dei sindacati che reclamano un minimo salariale di 3.000 franchi mensili e settimane lavorative di 45 ore al massimo ed il costo della nafta, indispensabile per il riscaldamento dei tunnel di colture, praticamente raddoppiato in pochi anni.

Il peso della bio-agricoltura

La migliore medicina per salvare il malato è la ridefinizione dei margini commerciali. Secondo Martinetti margini del 50-60 per cento per i dettaglianti sono scandalosi: ragionevole, ha continuato, sarebbe una maggiorazione del prezzo del 30 per cento. Il direttore della FOFT ritiene che anche misure puntuali, come l’esposizione dei prezzi alla produzione ed al dettaglio – come avviene in Francia -avrebbero qualche effetto.

Martinetti si dice scettico in relazione all’estensione dell’agricoltura biologica, che oggi occupa circa il 6 per cento del mercato. Perché il bio possa avere successo, ha concluso, deve divenire compatibile con il potere d’acquisto della maggioranza della popolazione. La gestione di queste aziende è più onerosa di quelle convenzionali ed una contrazione dei costi di gestione è impossibile.

swissinfo e agenzie

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