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Autorità ed economia alla ricerca di soluzioni comuni per il mercato del lavoro

Autorità ed economia alla ricerca di soluzioni comuni per cercare di stabilizzare il mercato del lavoro. E' il tema del simposio in corso da martedì a Zurigo su iniziativa del Segretariato di stato dell'economia (Seco) e intitolato «Tutti al lavoro».

Nonostante la netta schiarita sul mercato – con un tasso di disoccupazione sceso dal 5,7 all’1,8 percento e 125.000 nuovi posti di lavoro creati negli ultimi tre anni – circa 116.000 persone rimangono ancora in cerca di un impiego.

La carenza di personale qualificato da una parte e la sovrabbondanza di personale poco qualificato o con qualifiche non richieste dall’altra, provocano una frammentazione del mercato del lavoro che, a lungo termine, rappresenta un pericolo per l’economia svizzera, ha dichiarato martedì in apertura della prima delle due giornate del simposio il direttore del Seco, Jean Luc Nordmann.

Per Nordmann, lo Stato deve garantire le condizioni quadro per la creazione e la salvaguardia di posti di lavoro. Un rafforzamento mirato nel campo della formazione ed una buona collaborazione fra partner sociali sono due fattori fondamentali per raggiungere questi obiettivi.

Lo Stato deve inoltre favorire la creazione di capitale a rischio per le piccole e medie imprese ed evitare un’eccessiva regolamentazione dei mercati. Le imprese sono da parte loro tenute a dar prova di responsabilità sociale, ha aggiunto Nordmann.

Con la crescita dei capitali controllati dall’azionariato (il cosiddetto «shareholder value»), un imprenditore deve assumersi la responsabilità dell’impresa e di riflesso anche dei posti di lavoro, ha dichiarato da parte sua Kurt Schiltknecht, braccio destro del patron della BZ Bank Martin Ebner.

Il benessere e la crescita economica possono essere raggiunti soltanto se non si pongono freni alla «massimizzazione del profitto». I capitali investiti male – ha aggiunto Schiltknecht – non solo vengono a mancare nei settori promettenti, ma mettono in pericolo anche l’occupazione.

Un opinione diametralmente opposta è stata espressa da AndréDaguet, segretario del Sindacato dell’industria, della costruzione e dei servizi (FLMO), secondo il quale lo «sherholder value» porta a misurare le prestazioni di un’azienda non più secondo criteri economici, ma sulla base dei guadagni in borsa.

Una situazione che secondo il sindacalista porta a giustificare anche le fusioni meno redditizie, i tagli occupazionali e la chiusura di aziende. La lotta alla disoccupazione e l’introduzione del diritto al lavoro per tutti rappresentano, per Daguet, la sfida più importante da affrontare nel nuovo secolo.

Al termine dei discorsi di apertura, i circa 250 partecipanti al simposio hanno preso parte ai diversi workshops nei quali si cercano di approfondire i contatti fra economia, autorità ed istituzioni. Fra le imprese che hanno inviato rappresentanti figurano la Migros, Swiss Re, Randstad (Svizzera) e ABB.

swissinfo e agenzie

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