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Azioni troppo care: sempre più imprese svizzere verso lo split

Le azioni svizzere sono spesso troppo care per i piccoli investitori. Per rimediare a tale situazione, sempre più imprese suddividono il valore nominale dei loro titoli.

I valori svizzeri sono molto alti, se paragonati a quelli di altri paesi. Sono infatti molti i blue chips quotati a più di 1 000 franchi. Fra quelli difficilmente abbordabili figurano la Roche (con più di 16 000 franchi) e la Kudelski (24 000). Quest’ultima ha già previsto un frazionamento.

Il contrasto è notevole con gli Stati Uniti, paese con un azionariato molto diffuso. I titoli generalmente sono scambiati a valori compresi tra 40 e 70 dollari. Se le quotazioni superano tali livelli, le società non esitano a procedere a un frazionamento del valore nominale.
Da inizio anno si è assistito a numerosi split di azioni anche in Svizzera. Nel 1999 sono state rilevate cinque operazioni di tale tipo, mentre la Borsa svizzera tra inizio gennaio e metà agosto ne ha già contate 23. L’UBS ha avviato il movimento in primavera, dimezzando il valore nominale dei propri titoli poco prima di entrare nella Borsa di New York.

Le società intendono così rendere più liquidi i loro titoli, in particolare per gli investitori stranieri non molto abituati a somme così importanti. «Il volume di scambi relativi a tali titoli tende ad aumentare», ha osservato Ettore Candolfi, portavoce della Borsa svizzera.

Il diritto svizzero delle società anonime può rappresentare un handicap per le imprese. L’articolo 622, capoverso 4 del Codice delle obbligazioni prescrive infatti che il valore nominale dell’azione non può essere inferiore a 10 franchi. Tale norma di fatto limita lo split azionario.
Esempio teorico: l’azione nominativa Nestlé è in listino a 3 400 franchi circa, ma non può essere ulteriormente suddivisa. Il valore nominale dei 40,35 milioni di titoli è infatti già di 10 franchi.

L’articolo del Codice delle obbligazioni risale al 1991. Rappresenta sicuramente un miglioramento rispetto al testo precedentemente in vigore, che fissava a 100 franchi tale soglia. Ma risulta già obsoleto se paragonato alla realtà internazionali.

Si sono già fatte sentire numerose voci a favore di un ulteriore abbassamento del limite. Lo stesso governo ha riconosciuto la necessità di agire. Nell’ambito della nuova «legge sulla fusione», che il parlamento dovrà trattare prossimamente, il Consiglio federale propone di ridurre da dieci franchi a un centesimo il valore minimo dell’azione.

Il disegno legislativo è visto di buon occhio dalla Borsa svizzera. «È molto positivo per la piazza elvetica, rispetto agli altri mercati finanziari», rileva Ettore Candolfi.

swissinfo e agenzie

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