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Cablecom sopprime 250-300 posti di lavoro

Cablecom sopprimerà nei prossimi mesi da 250 a 300 dei suoi attuali 1900 posti di lavoro. In un comunicato diramato mercoledì, la direzione dell'azienda leader in Svizzera nel settore della TV via cavo annuncia che farà tutto il possibile per ridurre al minimo i licenziamenti e che è stato predisposto un «vasto» piano sociale. Ma per i sindacati si vuole snellire l'impresa per trovare un acquirente. Un nome fra tutti: Swisscom.

Il taglio del 15% dei posti di lavoro viene giustificato con il processo di trasformazione in atto negli ultimi 18 mesi nel settore dei media, che impone un ripensamento delle attività. Oltre ai programi televisivi tradizionali Cablecom vuole offrire la TV digitale, l’accesso internet ad alta velocità e altri servizi di telecomunicazione. Nell’ambito del riorientamento strategico tutti i settori sono stati sottoposti ad un’analisi dei costi allo scopo di sfruttare le sinergie ed evitare doppioni.

Per quanto riguarda il piano sociale, l’azienda prevede prepensionamenti, una borsa dei posti di lavoro, seminari e consulenze individuali per i casi più difficili, ha indicato Rudolf Fischer, capo operativo di Cablecom. Ma i sindacati esprimono dubbi: Giorgio Pardini, segretario centrale del Sindacato della comunicazione, fa notare che dall’anno scorso la Cablecom non è più legata al contratto collettivo di lavoro. E non è ancora chiaro se il piano sociale sarà negoziabile o costituisce solo una proposta, soprattutto considerata la tesa situazione finanziaria dell’impresa.

Dal dicembre Cablecom fa parte del gruppo telecom anglostatunitense NTL. Ancora il 18 settembre scorso il direttore di NTL:Europe Bruno Claude aveva assicurato che la ristrutturazione di Cablecom sarebbe avvenuta senza soppressione di impieghi. Ora la mazzata, che va a colpire in particolare il canton Zurigo, dove lavora la metà delle maestranze dell’impresa.

Secondo Partini la ristrutturazione ha essenzialmente un solo scopo: quello di rendere Cablecom appetibile per un potenziale acquirente. Il favorito in questo senso è senza dubbio Swisscom, e se fosse davvero lei a rilevare Cablecom si chiuderebbe il cerchio: lo specialista della TV via cavo era infatti stato acquistato dalla NTL per 5,8 miliardi di franchi – una cifra che oggi molti considerano esagerata e frutto dell’euforia tecnologica di allora – proprio quando Swisscom deteneva una partecipazione nell’azienda pari a un terzo.

L’ex monopolista aveva dovuto vendere anche su pressione della Commissione della concorrenza. Ora gli ambienti politici spingono in altra direzione: il 24 settembre scorso la consigliera nazionale Susanne Leutenegger-Oberholzer (PS/BL) ha chiesto con un postulato al governo di valutare la possibilità di una fusione fra Swisscom e Cablecom.

Il “gigante blu” non commenta, ma secondo Pardini ha un problema: in caso di acquisizione dovrebbe abbandonare il monopolio sull’ultimo chilometro (la linea telefonica che collega l’utente alla centralina). Finora Swisscom ha infatti difeso il monopolio sostenendo che se fosse priva del controllo sulla linea telefonica si troverebbe in posizione di netto svantaggio rispetto a Cablecom.

Secondo Pardini lo scambio “acquisizione Cablecom contro rinuncia all’ultimo chilometro” è realistico, tanto più che da alcune settimane l’ex capo di Cablecom lavora per Swisscom. In ogni caso senza un partner finanziariamente forte Cablecom non sarà in grado di sopravvivere, ha concluso Pardini.

swissinfo e agenzie

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