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Campagna USS per l’imposta sugli utili da capitale

Si voterà il 2 di dicembre per decidere se tassare i benefici dei guadagni in borsa swissinfo.ch

L'Unione sindacale svizzera lancia una campagna per l'uguaglianza fiscale in vista della votazione federale del 2 dicembre.

Contestando seccamente «i sette non-argomenti del Consiglio federale», l’Unione sindacale svizzera (USS) ha lanciato giovedì con una conferenza stampa a Berna la campagna a sostegno della sua iniziativa popolare «per un’imposta sugli utili da capitale», che sarà sottoposta a votazione federale il prossimo 2 dicembre. Secondo i promotori, le nuove disposizioni sono volte a rendere i cittadini uguali non solo di fronte alla legge ma anche di fronte all’erario.

«A nessuno fa piacere pagare imposte. È perciò importante che esse siano ripartite equamente», ha premesso il segretario dell’USS Serge Gaillard. E «l’imposizione dei guadagni da capitale privati è un precetto elementare dell’equità fiscale», ha puntualizzato il presidente Paul Rechsteiner.

Non si può più continuare ad accettare che il reddito del lavoro, dell’Avs e delle casse di pensione, del patrimonio, della sostanza e delle obbligazioni siano tassati, mentre i guadagni in Borsa siano esentasse, hanno osservato i rappresentanti sindacali. Un parere che è condiviso da tutti gli esperti di diritto fiscale, compresi quelli borghesi, ha aggiunto il presidente della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale Rudolf Strahm (PS/BE).

I piccoli investitori non devono temere nulla: il testo prevede esplicitamente che per ogni contribuente gli utili da capitale fino a 5000 franchi sono esenti da tasse, ha ricordato Gaillard. Solo coloro che possiedono grossi pacchetti azionari e che realizzano lauti guadagni dovranno dunque passare alla cassa.

Si tratta della «prima risposta possibile dei contribuenti» alla maggioranza del Consiglio nazionale che nella sessione d’autunno ha «imbastito un pacchetto fiscale» che concede più di due miliardi di franchi di «regali» a coloro che hanno redditi elevati, ha affermato Rechsteiner. Ciò consentirà inoltre di avere uno Stato finanziariamente sano, in grado di garantire gli interessi economici e sociali del Paese. «La vicenda Swissair ha dimostrato che anche le aziende private e le banche hanno bisogno della Confederazione per evitare il dissesto totale», ha detto il presidente dell’USS.

Contrariamente al Consiglio federale che valuta a 300 milioni all’anno le entrate provenienti dall’imposta del 20 % sui guadagni in Borsa proposta dall’iniziativa, l’USS calcola che si arriverà invece a 840 milioni. Grazie a queste entrate supplementari sarà ad esempio possibile ridurre le imposte sui redditi del lavoro, prevedono i promotori.

Sempre nel rispetto della parità di trattamento, l’iniziativa stabilisce inoltre che le perdite da capitale potranno essere dedotte dagli utili. A chi teme che in caso di crolli borsistici le casse dello Stato sarebbero perdenti, gli iniziativisti rispondono che le imposte devono essere valutate in una prospettiva a lungo termine. E l’analisi dell’evoluzione degli ultimi 75 anni dimostra che il valore delle azioni è aumentato in modo cospicuo. In Svizzera «il valore delle azioni di oggi corrisponde al valore del 1925 moltiplicato per 502», ha precisato Rudolf Strahm.

I pericoli di fughe di capitali paventati dagli oppositori in caso di accettazione dell’iniziativa sono giudicati inesitenti dai rappresentanti dell’USS. Ad eccezione della Grecia, infatti, in tutti i paesi dell’OCSE gli utili borsistici sono tassati. L’esodo di capitali di coloro che vogliono sottrarsi alle imposte sarebbe possibile dunque solo verso alcune «piazze finaziarie esotiche», come Panama, Bahamas e Isole Vergini, che comportano rischi elevatissimi.
swissinfo e agenzie

Contrari al progetto, oltre ai partiti borghesi, anche il Consiglio federale, per cui l’iniziativa dell’Unione sindacale svizzera non tiene sufficientemente in considerazione il livello dell’onere fiscale in Svizzera, già elevato, e la Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDF, per i quali il lavoro di controllo è sproporzionato rispetto al risultato previsto.

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