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Caos prepasquale sulle autostrade svizzere

Cinque ore di attesa, sabato, per raggiungere l'agognato sole meridionale Keystone

Interminabili colonne di veicoli si sono formate durante il finesettimana a nord del San Gottardo e lungo l'asse del San Bernardino. Sabato hanno raggiunto punte di 15 chilometri, con tempi di attesa di cinque ore. Nella giornata di domenica la situazione è migliorata, nonostante qualche coda nel canton Uri.

I vacanzieri affamati di sole hanno quindi dovuto armarsi di pazienza, ma forti disagi si sono registrati sabato anche nella direzione opposta, a causa in particolare di un camion con targhe austriache che poco dopo la galleria del San Gottardo ha urtato un elemento a fianco della carreggiata e si è capovolto.

In un primo tempo l’incidente ha impedito la circolazione nei due sensi di marcia: la corsia verso sud è stata riaperta in poco tempo, mentre gli automobilisti diretti a nord hanno dovuto abbandonare l’autostrada a Göschenen e proseguire sulla cantonale. E la conseguenza è stata la formazione di un lungo serpentone di auto tra Quinto e Airolo.

Blocco ticinese della Leventina?

Finita la prima emergenza, già ci si prepara alla prossima, con il ritorno del traffico pesante nella giornata di lunedì e in particolare con la seconda tornata di esodo pasquale a partire da giovedì. Ci s’interroga anche sulla realizzabilità delle misure avanzate a Berna dalla speciale «task force» sul traffico, che ha proposto l’apertura notturna della dogana commerciale di Chiasso, senza però preventivamente accordarsi con le autorità italiane.

Il Consiglio di Stato ticinese aveva suggerito a Berna di vietare il traffico pesante da giovedì a dopo Pasqua. Il settimanale «SonntagsZeitung», sulla base di proprie ricerche, indica che il governo di Bellinzona avrebbe approntato piani per bloccare autonomamente l’autostrada lungo la Leventina, qualora la misura si rivelasse necessaria.

La conseguenza sarebbe la formazione di un gigantesco ingorgo a nord delle Alpi, con gravi disagi non solo per i camionisti, ma anche per i turisti. Ma perlomeno «la voce del Ticino verrebbe ascoltata», ha detto al domenicale zurighese un anomimo «insider».

Alla «SonntagsZeitung» il consigliere di stato Marco Borradori si è limitato a confermare l’esistenza di una piano cantonale di crisi. «Le soluzioni di emergenza non sono mai buone soluzioni», ha commentato Borradori, che ha rivendicato «segnali chiari» da parte di Berna. «Le proposte della task force sono meglio di niente, ma sono insufficienti», ha aggiunto, mentre il collega di governo Luigi Pedrazzini ha dichiarato che il blocco «autonomo» delle strade danneggerebbe «un cantone che vive di turismo».

La «task force» bernese avrebbe peraltro immaginato altre soluzioni, quali la creazione in Ticino di un nuovo e grande parcheggio destinato ai bisonti della strada e anche la messa in servizio di speciali bus «navetta» che trasporterebbero i camionisti alla frontiera per sbrigare le pratiche doganali. Una volta ottenuto il via libera, i «tir» potrebbero così superare il valico italo-svizzero senza ulteriori formalità e ritardi.

Rincarare la benzina di cinque centesimi

Per automobilisti e camionisti si è intanto aggiunto nel week end un altro elemento di irritazione, ossia la notizia di una possibile nuova tassa sulla benzina di 5 centesimi al litro, i cui proventi verrebbero destinati al finanziamento a lungo termine di progetti per il traffico privato e pubblico negli agglomerati urbani.

La nuova tassa, di cui ha riferito sabato il «TagesAnzeiger», è stata proposta da un gruppo di lavoro istituito dal Dipartimento federale dei trasporti e guidato dal consigliere agli Stati PPD di Zugo, Peter Bieri. Il balzello, che produrrebbe introiti annui di 300 milioni di franchi, è stato violentemente contestato dalla lobby dell’auto e dai camionisti: ma perché diventi realtà è necessaria una modifica costituzionale e quindi una doppia maggioranza di popolo e cantoni

swissinfo e agenzie

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