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Centrali nucleari svizzere a rischio attentati

Gli attacchi negli Stati Uniti hanno rivelato che i piani di sicurezza svizzeri sonon insufficienti; nella foto, la centrale di Leibstadt. www.kkl.ch

Un rapporto della Divisione principale della sicurezza degli impianti mette in guardia: le misure antiaeree impiegate finora sono insufficienti di fronte ad atti terroristici come quelli perpetrati negli Stati Uniti.

Secondo la Divisione dell’Ufficio federale dell’energia, se l’attentato contro le Torri gemelle fosse stato diretto contro una centrale nucleare svizzera, ci sarebbero state fughe di radioattività in tutto il paese con presumibili gravi danni per la popolazione. E questo nonostante le crescenti misure di sicurezza adottate dagli impianti, anche (caso unico al mondo, assieme alla Germania) contro ipotetiche minacce dal cielo.
Quattro i principali punti a rischio: le centrali di Beznau, Mühleberg, Gösgen e Leibstadt, soprattutto le prime due che, costruite all’inizio degli anni ’70, inizialmente erano provviste di una difesa minima e in seguito si sono dotate di pareti di rinforzo dello spessore di un metro, in grado però di resistere solo all’impatto di un aereo militare di 20 tonnellate lanciato a circa 800 chilometri orari.
Gösgen e Leibstadt, più moderne e più vicine all’aeroporto di Zurigo-Kloten (anche questo ha pesato nell’elaborazione di nuove misure), riuscirebbero invece a neutralizzare gli effetti distruttivi di un Boeing civile 707-320 di 90 tonnellate, che si schiantasse a una velocità di 370 chilometri all’ora.

Ma l’attacco di New York – aerei di 160 tonnellate piombati sulle torri a 600 chilometri l’ora – ha superato di gran lunga questi scenari. Già subito dopo le stragi, il consigliere nazionale socialista ticinese Franco Cavalli aveva esortato a chiudere le centrali, definite “il maggior pericolo per la popolazione” se prese di mira dai terroristi.
La Divisione della sicurezza degli impianti nucleari suggerisce, da parte sua, di ripensare i sistemi di protezione in funzione di sabotaggi e attentati aerei, anche se gli esperti escludono la possibilità di installare nuove strutture protettive nelle centrali oggi esistenti.
La Divisione ha anche annunciato che intende incontrare i responsabili degli impianti, esaminando parallelamente in maniera indipendente lo studio di altre misure di sicurezza.
Unico dato confortante rimane il fatto che, per un aereo in volo, è sempre molto difficile individuare e centrare con precisione il reattore di una centrale, scatenando così una catastrofe nucleare.
Alessandra Zumthor

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