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Clima: val la pena di proteggerlo

Opinioni divergenti sulla protezione del clima, tra il presidente americano Bush (a sinistra) e l'economista Eberhard Jochen swissinfo.ch

Ancora giovedì, in Gran Bretagna, il presidente americano Bush ha ribadito la sua opposizione al protocollo di Kyoto sulla protezione del clima, perché l'accordo danneggerebbe l'economia degli Stati Uniti. Sbagliato, sostengono molti europei. La protezione del clima potrebbe rivelarsi vincente anche sul piano economico.

In Europa, la notizia aveva avuto l’effetto di una bomba: il neo-eletto presidente americano, poco dopo il suo insediamento, aveva dichiarato inaccettabile il protocollo di Kyoto del 1997. Con tale accordo, i paesi industrializzati si impegnavano a ridurre durevolmente le immissioni di gas responsabili dell’effetto serra.

Bush giustificò la sua decisione, sostenendo che l’accordo avrebbe nuociuto all’economia americana. E a niente servirono le risentite proteste giunte da ogni parte del mondo: per Bush, la politica degli Stati Uniti deve conciliare crescita economica ed ecologia, cosa che non sarebbe possibile nell’ambito dell’accordo di Kyoto.

Nessuna restrizione per l’economia

Un punto di vista del tutto diverso è invece quello che regna nel vecchio mondo, dove si ritiene che per l’economia non sia affatto una restrizione proteggere il clima. Anzi, anche per le ricadute economiche, varrebbe proprio la pena proteggerlo.

Uno dei più decisi promotori del matrimonio tra economia e protezione del clima è il professor Eberhard Jochem, docente di economia al Politecnico di Zurigo. Jochem è uno degli promotori del “Memorandum degli scienziati europei”, firmato da 130 studiosi di diversi paesi, nel quale si chiede al presidente americano di rivedere la propria politica sul clima.

Jochen ha confermato a swissinfo che esistono molte possibilità, non ancora prese in considerazione, di risparmiare energia, o perlomeno di rimpiazzarla. Approfittando di tali possibilità, sia le imprese che le economie potrebbero trarne importanti benefici.

Inoltre, la protezione del clima è vantaggiosa, anche perché evita i cosiddetti investimenti di adattamento. In altre parole: già ora, l’amministrazione pubblica deve per esempio finanziare l’innalzamento di dighe lungo i fiumi o il rafforzamento di protezioni contro le valanghe. “Più si aspetta, e più questi investimenti aumenteranno. Mentre, più misure si prendono nell’ambito della protezione del clima, e meno si dovranno realizzare misure di adattamento”.

Secondo Jochen, una protezione del clima realizzata in modo coerente avrebbe ricadute economiche positive anche a breve scadenza. Si creerebbero nuovi posti di lavoro, e per la Svizzera si aprirebbero nuove possibilità nel settore delle esportazioni.

Due mondi diversi

Sulla problematica del clima si scontrano le visioni di due mondi diversi. Ma perché negli Stati Uniti non si tiene conto dei possibili risvolti economici favorevoli della protezione del clima?

Come spiega in un articolo del Tages Anzeiger Gerry Lemcke, esperto per il clima e i pericoli naturali presso il riassicuratore svizzero Swiss-Re, negli Stati Uniti si è più abituati che in Europa a coprire i danni provocati dalle catastrofi naturali attraverso finanziamenti statali. “I rischi vengono considerati in modo totalmente diverso. Dopo le catastrofi, l’America interviene molto a livello di gestione e investe parecchio nella riparazione dei danni”.

Un’altra interpretazione è quella dello storico americano Frederick J. Turner, che nella sua opera “The Frontier in American History” ha provato ha spiegare la mentalità americana attraverso la cosiddetta “esperienza di frontiera”. Ovvero quella fase della storia americana, dalla fine del 18esimo al 19esimo secolo, allorché la frontiera occidentale degli Stati Uniti si spostò gradatamente a ovest, fino al Pacifico.

Secondo Turner, questo lungo processo ha influito molto sulla formazione del carattere americano. Proprio nella “terra di nessuno” lungo la frontiera gli americani si sarebbero appropriati di quelle doti di adattamento , di improvvisazione e di senso della praticità che li contraddistingue ancora oggi. Il continuo avanzamento della frontiera ha d’altro canto fornito agli americani la convinzione che non ci siano limiti allo sfruttamento delle risorse naturali.

Felix Münger

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