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Democrazia diretta in Svizzera

Comitato borghese dà il via alla campagna contro le iniziative sull’AVS

I consiglieri nazionali radicali Madelaine Bernasconi e Pierre Triponez, avversari delle due iniziative popolari per una flessibilizzazione dell'età di pensionamento in votazione federale il prossimo Keystone

Pensione a 62 anni? No, grazie. Lo dicono, per ragioni economiche e sociali, gli avversari delle due iniziative popolari in tal senso, che andranno in votazione il prossimo 26 novembre. La campagna contro i due oggetti ha preso il via lunedì a Berna.

Dal 1978 la popolazione svizzera ha respinto già quattro volte proposte tendenti a ridurre l’età del pensionamento. Le due iniziative in procinto di essere sottoposte a votazione popolare provengono dai sindacati degli impiegati e dal partito dei Verdi e chiedono di fissare l’età del pensionamento a 62 anni sia per gli uomini che per le donne. Per chi volesse andare in pensione successivamente, la rendita di vecchiaia verrebbe corrisposta senza condizioni soltanto a partire da un termine fissato dalla legge.

La campagna contro queste due iniziative viene lanciata lunedì da un comitato composto da 156 parlamentari appartenenti ai partiti borghesi. Gli argomenti opposti sono innanzitutto di ordine economico.

Secondo la consigliera nazionale democristiana solettese Elvira Bader le iniziative, sorte dopo l’approvazione della decima revisione dell’Avs, tendono ad annullare l’innalzamento progressivo dell’età di pensionamento delle donne ed a ridurre quella degli uomini.

Le conseguenze finanziarie di una tale proposta, se approvata, sarebbero una “enorme soppressione delle prestazioni” pensionistiche, “costi supplementari per la popolazione attiva e per le famiglia”, nonché “un indebolimento della piazza economica svizzera”.

Ciò sarebbe dovuto in primo luogo alla struttura demografica: con l’invecchiamento crescente della popolazione, diventerebbe sempre più oneroso finanziare un’anticipazione del pensionamento. Senza contare che – sempre secondo la parlamentare democristiana solettese Elvira Bader – in particolare le donne verrebbero svantaggiate sul mercato del lavoro: “Il loro reinserimento professionale, dopo l’assenza dovuta ai compiti legati alla maternità ed alla famiglia, diventerebbe ancor più difficile e meno interessante”.

La consigliera nazionale radicale ginevrina Madelaine Bernasconi ha, da parte sua, sottolineato come un tale bisogno supplementare di finanziamenti si ripercuoterebbe sul livello d’imposizione fiscale, con conseguenze dirette sull’economia, sul mercato del lavoro e sulla stessa struttura finanziaria delle assicurazioni sociali. “Proprio quando diversi paesi europei” – ha detto Madelaine Bernasconi – “s’impegnano nella riduzione della pressione fiscale, il suo accrescimento in Svizzera comporterebbe una diminuzione della capacità concorrenziale del nostro paese”.

Ulteriori svantaggi di ordine sociale sono stati illustrati dal consigliere nazionale zurighese dell’Udc Toni Bortoluzzi, secondo cui la rinuncia totale o parziale al reddito da lavoro, come condizione preliminare all’anticipazione della pensione, aprirebbe la porta ad ogni abuso. “Criteri difficili da provare non chiedono che di essere aggirati. E diventano un indesiderato stimolo al lavoro nero”. Inoltre, la struttura semplice dell’Avs verrebbe inutilmente complicata e genererebbe discussioni inutili e conflitti giuridici.

Tutto questo – ha aggiunto il consigliere nazionale liberale basilese Christoph Eymann – potrebbe alimentare il conflitto tra generazioni. Secondo Eymann, le due iniziative propongono opzioni forfettarie decisamente rigide. “Conviene invece rendere possibili soluzioni individuali che restino finanziabili, e assicurare una certa parità di trattamento tra le differenti categorie di beneficiari”.

Infine, per il consigliere nazionale radicale democratico bernese Pierre Triponez entrambe le proposte rappresentano un «attacco frontale» alla più importante opera sociale della Svizzera. I loro promotori sono «falsi apostoli», soprattutto da parte socialista, che devono essere «smascherati».

Silvano De Pietro

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