In Colombia un passo “storico” verso la fine dei combustibili fossili
Rappresentanti di una sessantina di Paesi, tra cui la Svizzera, si sono riuniti a Santa Marta in Colombia per affrontare per la prima volta l’uscita dai combustibili fossili. L’ambasciatore svizzero dell’ambiente traccia un bilancio positivo.
“Il fatto che 57 Paesi si siano riuniti per discutere insieme su come abbandonare gradualmente i combustibili fossili, con un dialogo aperto, è estremamente positivo”, dice a Swissinfo Felix Wertli, rappresentante elvetico a Santa Marta. “Tutti sono sulla strada giusta”.
La Conferenza per la transizione dai combustibili fossili (24-29 aprile), coorganizzata da Colombia e Paesi Bassi, è stato il primo vertice internazionale dedicato esclusivamente all’abbandono delle energie fossili. Circa 1’500 rappresentanti statali, attivisti e attiviste per il clima, accademici ed esperte finanziarie hanno discusso delle modalità di transizione verso fonti sostenibili.
L’evento si è tenuto in un momento di forte impennata dei prezzi globali del petrolio e del gas naturale, innescata dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico. Carbone, petrolio e gas naturale sono responsabili della maggior parte delle emissioni globali di gas serra e sono i principali motori della crisi climatica.
La Svizzera si è impegnata a eliminare gradualmente le energie fossili e a portare avanti la transizione verso le fonti rinnovabili. All’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP30) oltre 80 Paesi – tra cui la Svizzera – hanno chiesto una tabella di marcia chiara per l’uscita dai combustibili fossili.
Al contempo, la Svizzera resta fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio e gas, soprattutto per i trasporti e il riscaldamento degli edifici.
Questa serie analizza la dipendenza energetica della Svizzera e il suo rapporto, per certi versi ambiguo, con le fonti fossili nel contesto internazionale.
L’incontro di Santa Marta non ha prodotto impegni vincolanti, ma ha portato a una serie di risultati preliminariCollegamento esterno. I Paesi ospitanti hanno definito diversi ambiti di lavoro nei quali gli Stati dovrebbero collaborare più strettamente in futuro. Si tratta, tra l’altro, di roadmap nazionali per eliminare i combustibili fossili, del finanziamento della transizione e di un migliore coordinamento tra produttori e consumatori di energie fossili.
“È l’inizio di una nuova democrazia climatica globale”, ha dichiarato Irene Vélez Torres, ministra colombiana dell’ambiente. La conferenza ha infatti rappresentato un nuovo spazio di dialogo e di cooperazione, in risposta ai lenti progressi nei negoziati ufficiali in seno alle Nazioni Unite.
>>> La Svizzera sostiene l’idea di una roadmap internazionale di uscita dai combsutibili fossili, come avevamo spiegato qui:
Altri sviluppi
La Svizzera vuole una roadmap globale per abbandonare i combustibili fossili
Una “coalizione di volenterosi” per guidare la transizione energetica
La partecipazione alla conferenza di Santa Marta è stata limitata ai Paesi disposti a impegnarsi in una progressiva eliminazione dei combustibili fossili. Questa “coalizione dei volenterosi” rappresenta quasi un terzo della domanda energetica mondiale e un quinto dell’offerta di combustibili fossili.
Ne fanno parte, oltre alla Svizzera, molti Paesi europei, dell’America latina e dell’Asia-Pacifico, inclusi diversi Stati produttori di idrocarburi come Brasile, Norvegia e Canada. Assenti invece gli Stati Uniti, la Cina, l’India, la Russia e gli Stati petroliferi del Golfo Persico.
“Santa Marta rappresenta una svolta storica: è la prima volta che riuniamo un gruppo di Paesi disposti ad agire”, ha affermato Tzeporah Berman, fondatrice e presidente della Fossil Fuel Non-Proliferation Treaty Initiative. “Stiamo costruendo una coalizione di Stati ambiziosi, pronti a guidare e a rompere lo stallo del consenso che ha paralizzato l’azione concreta sui combustibili fossili nei negoziati delle Nazioni Unite”, ha detto al GuardianCollegamento esterno.
La Svizzera vorrebbe ampliare questo gruppo. “Dobbiamo tendere la mano affinché i Paesi interessati possano aggiungersi. È importante che il processo non sia chiuso, ma aperto a chiunque”, afferma Felix Wertli.
A differenza dei tradizionali vertici sul clima delle Nazioni Unite (COP), Santa Marta ha dato un rilievo senza precedenti alla società civile e alle comunità indigene. È anche stato istituito un nuovo panel internazionale di scienziati e scienziateCollegamento esterno: avrà lo scopo di fornire ai Governi indicazioni per abbandonare le fonti fossili in modo equo e compatibile con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.
Roadmap nazionali per uscire dai combustibili fossili
I Governi sono stati invitati a elaborare delle roadmap nazionali che illustrino come intendono porre fine alla produzione e all’uso dei combustibili fossili. Questi piani volontari costituiranno la base di una nuova iniziativa globale volta a ridurre la dipendenza dal petrolio e dalle altre fonti fossili.
Martedì, la Francia è stata il primo Stato industrializzato a presentare una tabella di marcia nazionale: 2030 per il carbone, 2045 per il petrolio e 2050 per il gas. Anche Colombia e Brasile hanno avviato i lavori per definire le proprie strategie nazionali di transizione.
La Svizzera, dal canto suo, non dispone al momento di una tabella di marcia nazionale che definisce tempi e modalità di abbandono delle fonti fossili. “Il Paese dispone già di elementi chiave [per operare la transizione] quali la legge sul clima, la legge sul CO2 o ancora la Strategia energetica 2050. È come se de facto disponesse di una roadmap per i combustibili fossili”, dice Felix Wertli.
Sostenere le nazioni più povere e vulnerabili
Un messaggio forte emerso dalla conferenza è che le roadmap devono andare oltre un semplice percorso tecnico verso un futuro a zero emissioni di carbonio, ha affermatoCollegamento esterno Paola Yanguas Parra, consulente politica dell’Istituto internazionale per lo studio sostenibile. “Devono affrontare la molteplicità di ostacoli istituzionali, finanziari e politici che frenano i progressi”.
La transizione dai combustibili fossili è molto più che la semplice sostituzione di una fonte energetica con un’altra, ha sottolineatoCollegamento esterno il comitato organizzativo della conferenza. Necessita di una trasformazione economica di ampia portata per superare le dipendenze strutturali e i vincoli legati al debito, ampliare l’accesso a un’energia affidabile e sostenere economie diversificate e resilienti.
I Paesi partecipanti hanno concordato di sostenere le nazioni più povere fornendo competenze tecniche per elaborare le roadmap. L’intesa prevede inoltre l’esame dei sussidi ai combustibili fossili e una cooperazione sulla politica commerciale e il sistema finanziario.
Altri sviluppi
Una seconda conferenza sui combustibili fossili a Tuvalu
I Paesi riuniti a Santa Marta hanno deciso di rinnovare l’appuntamento. La seconda conferenza internazionale sulla transizione dai combustibili fossili si terrà nel 2027 nell’arcipelago di Tuvalu, nell’Oceano Pacifico. Sarà organizzata in tandem con l’Irlanda.
Resta da capire se lo slancio pragmatico del vertice in Colombia saprà tradursi in un’influenza duratura sui processi multilaterali ufficiali. Il primo banco di prova saranno i negoziati di giugno a Bonn, in Germania, dove riprenderanno i lavori preparatori in vista della prossima conferenza sul clima delle Nazioni Unite (COP31), in programma a novembre ad Antalya, in Turchia.
La Svizzera, dice Felix Wertli, continuerà a difendere la necessità di un abbandono progressivo dei combustibili fossili, come già fatto nelle precedenti COP.
A cura di Balz Rigendinger
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