Consumi nonostante la paura
Gli avvenimenti dell'11 settembre, e un anno funestato da molte disgrazie, non hanno frenato il tradizionale consumismo prenatalizio degli svizzeri.
Negozi, boutiques e grandi magazzini registrano una forte affluenza di clientela e l’incremento di fatturato, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, è valutato attorno al 10 per cento. Natale austero per colpa del terrorismo? Neanche per sogno.
Ma la magia del mare di luci sulla Bahnhofstrasse e dei presepi napoletani nelle vetrine dei magazzini Jelmoli, non possono spiegare da soli il fenomeno, che si è rivelato con particolare evidenza nella seconda e terza domenica d’avvento (9 e 16 dicembre), durante le quali oltre 400 negozi del centro sono rimasti aperti tra le 11 e le 17.
Forse a causa delle temperature rigide, molte famiglie hanno preferito all’usuale passeggiata domenicale fuori città i giri nei negozi, negli shopping center e nei grandi magazzini affollati, prima di fare lunghe code alla cassa.
Il lusso non “cala”
Sia il presidente della City-Vereinigung (l’associazione dei commercianti del centro città), Robert Ober, sia il direttore dei magazzini Globus, Werner Amman, hanno parlato di un’affluenza di consumatori “estremamente alta”. E non soltanto, come previsto, nell’ambito dei consumi di massa, ma anche nei settori di lusso.
Amman ha anche sottolineato che si è trattato delle “migliori vendite domenicali da quando l’uso di aprire nelle domeniche d’avvento è stato introdotto nel 1998”. Ambedue hanno stimato una crescita degli incassi “di almeno il 10 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”.
Tuttavia, ci ha precisato al telefono il direttore Amman, “questo 10 per cento si riferisce alle vendite domenicali, anche se la media rimane comunque al di sopra dell’anno scorso. Per noi è stata un po’ una sorpresa, dopo un settembre ed un ottobre deboli”. I motivi di questa crescita?
“Forse perché la gente viaggia meno che negli altri anni. E se non si va per lo shopping a Londra, a Parigi o altrove, si hanno più soldi in tasca da spendere nei consumi a Zurigo”, risponde Amman.
Bando alla paura
Una conferma ci viene anche da Andreas Zürcher, della City-Vereinigung: “Gli avvenimenti dell’11 settembre e il dramma al San Gottardo avevano depresso la tendenza al consumo, nei mesi di ottobre e novembre. Ora sperimentiamo una sorta di domanda aggiuntiva, di compensazione, che tende a crescere”.
L’importanza di questo incremento viene specularmente sottolineata da due fattori determinanti. Il primo è che quest’anno ci sono molto meno turisti stranieri venuti a fare shopping a Zurigo. Come Amman, sia Robert Ober che il direttore dei negozi Franz Carl Weber (giochi e giocattoli), Harry Grob, hanno ipotizzato che “gli inattesi alti fatturati, possono dipendere dal diffuso timore dei viaggi” subentrato dopo l’11 settembre. Il fatto, poi, che molti svizzeri abbiano deciso di “passare le feste in famiglia”, magari offrendosi qualcosa di più lussuoso, ha compensato il minore afflusso di clienti dall’estero.
Il secondo aspetto importante da considerare, è che già nel dicembre 2000 i direttori dei magazzini Globus e Jelmoli avevano parlato di incassi record, quasi doppi rispetto a tre anni prima, e di una buona affluenza di clientela dalla Germania.
A loro volta, negozi di lusso come Grieder les Boutiques (abiti e accessori di lusso) o Excelsior (abbigliamento maschile), o gioiellerie come Gübelin, parlavano di incrementi persino del 20 per cento. Anche Migros e Coop avevano fatto registrare l’anno scorso incassi ampiamente superiori a quelli del 1999.
Un trend continuo
Ora, se la tendenza all’aumento degli acquisti prenatalizi continua anche a fine 2001, viene confermata la crescente disponibilità al consumo in questo periodo dell’anno. Una disponibilità riflessa anche nella recente notizia che a Zurigo sono in via di progettazione o di realizzazione entro il 2005 almeno otto grossi shopping center e tre gruppi minori di negozi.
Le ragioni sono diverse. Innanzitutto il fatto che i vecchi quartieri industriali si stanno trasformando in zone residenziali, senza però disporne di tutte le usuali infrastrutture. Inoltre, negli ultimi 30 anni, dopo Globus e Jelmoli non vi sono stati altri grandi magazzini ad insediarsi in centro, proprio mentre la città diventava sempre più attraente per l’hinterland, sia per l’offerta culturale, sia per l’eccellente rete (la S-Bahn) di collegamenti suburbani.
Infine, la politica restrittiva del traffico praticata dalle autorità fa sì che i parcheggi siano costantemente insufficienti in centro, mentre abbondano in periferia.
Silvano De Pietro
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