Contro la paralisi da Tir il Ticino chiede aiuto a Berna
Per il Cantone, la gestione del transito dei mezzi pesanti diventa sempre più insostenibile. La settimana scorsa, sull'autostrada A2 Chiasso-Airolo è stato il caos: 900 camion costretti ad una sosta forzata per consentire di smaltire le colonne dei Tir diretti a sud. Ora si teme il peggio per le festività pasquali, quando al traffico commerciale si aggiungerà quello turistico, rischiando di mandare in tilt la circolazione. Perciò, il governo ticinese martedì ha scritto al Consiglio federale, chiedendo misure urgenti per fronteggiare la nuova emergenza.
Nella lettera, il Consiglio di stato sollecita quattro provvedimenti immediati: “Introduzione del divieto di circolazione dei veicoli pesanti a partire da Giovedì santo, 12 aprile, dalle ore 12; convocazione in tempi brevi di un incontro con le autorità federali, per fissare le ulteriori misure di gestione del traffico pesante da applicare prima dell’arrivo dell’estate; coordinamento a livello federale della gestione del traffico pesante su tutto l’asse dell’A2; assunzione, da parte della Confederazione, degli oneri finanziari per la situazione che si è venuta a creare”.
Ma oltre alle richieste, Bellinzona muove delle critiche non tanto velate all’indirizzo di Berna. Il Cantone lamenta il fatto di non essere stato coinvolto nella costituzione della task force federale che si occuperà del traffico, ma soprattutto di essere stato lasciato solo di fronte all’aumento dei Tir, in seguito al via libera dal primo gennaio sul territorio svizzero per i camion con carico superiore alle 28 tonnellate.
E la pressione dei bisonti della strada si fa sentire: oltre 5’700 Tir che quotidianamente attraversano la frontiera con l’Italia; 560 in più al giorno rispetto alla media dei passaggi nel 2000. Mercoledì scorso, un guasto al sistema informatico della dogana per la riscossione della tassa sul traffico pesante ha paralizzato l’autostrada. Il governo è corso ai ripari, chiudendo cinque chilometri di autostrada in direzione sud, tra Lavorgo e Giornico, per adibirli a parcheggio forzato per i camion.
“Ma la situazione – avverte il Consiglio di stato – è pericolosa e di alto disagio per i camionisti, visto che mancano le infrastrutture di servizio necessarie, né è facile il controllo degli addetti confrontati con l’esasperazione degli autisti. Tale misura verrà mantenuta, se necessario, fino alla fine della prossima settimana e non oltre”.
In seguito ci si limiterà allo stoccaggio dei camion al di fuori della corsie di traffico, sfruttando le aree di Brogeda, Personico, Piotta, che non possono, però, ospitare più di 300 veicoli pesanti. Ma l’ipotesi di utilizzare l’aeroporto militare di Ambrì come mega posteggio per i Tir ha sollevato la decisa opposizione del comune di Quinto che, martedì, ha per di più emesso un’ordinanza con cui vieta il transito e la sosta ai camion di oltre 20 tonnellate sul suo territorio.
Dal canto suo, il Consiglio di stato ticinese non manca di far notare che le infrastrutture doganali sono inadeguate e impreparate a gestire i nuovi flussi di transito e a smaltire rapidamente rallentamenti e attese per l’incasso della tassa sul traffico: “Cosi che, per esempio, i veicoli vuoti prima dell’introduzione della tassa potevano usufruire di un trattamento meno burocratico e con percorsi separati da quelle correnti di transito che necessitano delle procedure doganali”.
Fatti questi rilievi, Bellinzona sottolinea che il Ticino non può continuare a subire gravi disagi e i danni che ne derivano per l’economia, il turismo e l’ambiente. Quindi ci si aspetta che la Confederazione faccia subito qualcosa. Se Berna non si muove, a sud delle Alpi si pensa già di chiedere una rinegoziazione dell’accordo sui trasporti tra Svizzera e Unione Europea. Facendo leva su quella “clausola di salvaguardia”, prevista dai trattati bilaterali, che permetterebbe di limitare i volumi di traffico.
Libero D’Agostino
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