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Critiche alla Svizzera e all’Organizzazione mondiale del commercio

Critiche all'OMC-grafico SRI swissinfo.ch

La Svizzera non ha tirato le giuste conseguenze dal fallimento di Seattle. Il coordinamento Svizzera-OMC chiede a Berna di aiutare maggiormente i paesi in via di sviluppo e critica la posizione assunta dal Dipartimento dell'economia.

Il fronte antiglobalizzazione elvetico scende in campo contro il comportamento del governo svizzero alla luce del clamoroso flop nei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Riunite nel Coordinamento Svizzera-OMC, associazioni contadine e sindacali, organizzazioni ecologiche, umanitarie e in difesa dei consumatori e cerchie politiche terzomondiste hanno accusato il Segretariato di Stato dell’economia (Seco) di “mancare di lungimiranza e di non tirare le dovute conseguenze dalla debacle di Seattle”.

Nonostante le voci che si sono levate per una maggiore equità negli scambi commerciali mondiali, e soprattutto nei confronti dei paesi più poveri, Berna continuerebbe a favorire in modo smaccato e unilaterale gli interessi dei grandi gruppi. In vista di un prossimo round negoziale, il Coordinamento invita perciò il Consiglio federale ad impegnarsi per una riforma delle regole che attualmente governano l’OMC, allo scopo di sostenere i paesi in via di sviluppo.

Il movimento svizzero anti-OMC ha presentato la propria posizione riguardo alle trattative settoriali già intavolate prima di Seattle e che entreranno nella fase decisiva nella primavera del 2001. Opposizione ferma è stata espressa contro uno smantellamento del servizio pubblico, in particolare nella sanità e nella formazione, come richiesto dagli Stati Uniti. Una prospettiva che metterebbe in pericolo la coesione delle società a lungo termine.

Posizione intransigente anche nel quadro dell’accordo sulla proprietà intellettuale per il quale il Coordinamento esige un divieto esplicito di brevetti sugli esseri viventi, senza dimenticare i processi naturali di riproduzione degli animali e delle piante. Solo con una proibizione assoluta si potrebbe rispettare la tradizione contadina di raccogliere le proprie semenze e di scambiarle liberamente tra agricoltori.

Maggiore intesa con le autorità elvetiche emerge invece sul destino dell’agricoltura. In considerazione dell’importanza sociale di questo settore anche il Seco rifiuta una completa liberalizzazione. Ma questo atteggiamento, dettato anche da motivi protezionistici interni, non sarebbe sufficiente. Il governo elvetico dovrebbe considerare maggiormente, nell’interesse dei paesi in via di sviluppo, le esigenze di sicurezza alimentare nell’ambito delle regole del libero scambio.

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