Dipendenti che navigano su internet: rischio minimo per le imprese
L'utilizzazione di internet a fini privati in ufficio può essere di pregiudizio alle imprese, che dispongono di mezzi adeguati per proteggersi. Lo ha rilevato Kosmas Tsiraktsopulos, portavoce dell'incaricato federale per la protezione dei dati.
I danni alle imprese sono di varia natura: infrazioni al codice penale per quanto concerne ambiti diversi come la pornografia o il razzismo ma anche perdite economiche causate dalle disfunzioni dovute ai virus informatici.
Recentemente, per esempio, sulla rete dell’Università di Berna sono state scoperte immagini pedofile e sempre più imprese denunciano l’aumento della diffusione di materiale pornografico e razzista. Dal canto suo, il virus «I love you» ha causato a livello mondiale danni per circa 10 miliardi di dollari e non ha risparmiato le imprese svizzere.
Grandi società come UBS, Swisscom e Zurich Financial Services hanno emanato direttive interne chiare e si appellano alla responsabilità dei dipendenti. Swisscom inoltre blocca l’accesso a determinati siti, una misura tecnicamente facile, ha detto Stephan Wehrle, portavoce dell’azienda.
Edi Class, segretario generale della Società svizzera degli impiegati di commercio (SSIC), ritiene che le direttive interne, a suo dire frequenti nelle imprese, permettono di impedire quasi tutti i contrasti tra dipendenti e datori di lavoro. Nell’ambito della protezione dei dati e del diritto della personalità, l’impresa ha il diritto di controllare che le proprie direttive siano rispettate, spiega Tsiraktsopulos. È però proibita una sorveglianza permanente.
Studi recenti mostrano che l’utilizzazione di internet in ufficio è frequente e all’utilizzazione privata, si stima, è destinato un quarto del tempo trascorso «in rete». Tuttavia, se si escludono infrazioni penali e danni economici da virus, i costi generati dalla riduzione di produttività e dalle tasse di comunicazione sono trascurabili.
swissinfo e agenzie
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