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Dure critiche dei sindacati all’annunciata riforma delle FFS

Il presidente del SEV, Ernst Leuenberger Keystone

La separazione tra le infrastrutture e l'esercizio del trasporto ferroviario, l'intenzione delle FFS d'investire negli impianti in Gran Bretagna, le rivendicazioni salariali e le minacciate soppressioni di posti di lavoro in Ticino, sono i temi che il Sindacato del personale dei trasporti (SEV) affronterà nel suo congresso del 31 maggio e primo giugno a Berna.

La cosiddetta “Riforma 2 delle ferrovie”, che secondo il Dipartimento federale dei trasporti dovrebbe essere un piccolo adeguamento, “potrebbe significare in realtà la disgregazione delle ferrovie in Svizzera”. Questo è il parere espresso dal presidente del SEV, Ernst Leuenberger, nel presentare lunedì ai giornalisti le questioni che maggiormente preoccupano in questo momento i ferrovieri svizzeri.

Pietra di paragone per questo giudizio negativo è la situazione di “caos” nella quale sono venute a trovarsi , secondo Leuenberger, le ferrovie britanniche. L’opinione del massimo sindacalista dei trasporti è stata confortata dal direttore dell’organizzazione degli utenti britannici “Rail passenger committee”, che ha denunciato l’assenza di coordinamento tra le diverse imprese di trasporto ferroviario e le negligenze in materia di sicurezza in relazione all’incidente di Hartfield del 17 ottobre scorso.

Secondo Leuenberger, quindi, il servizio pubblico non può essere garantito che da operatori “integrati”. Sembra anche incomprensibile, per il sindacato, la decisione delle FFS di investire nell’infrastruttura in Gran Bretagna per avere migliori probabilità di vedersi assegnato l’esercizio di due linee regionali inglesi. “La direzione non tiene conto della situazione insostenibile” in Inghilterra, ha detto Leuenberger, e dovrebbe piuttosto “investire nel mercato indigeno per sostenere il trasporto di merci”.

A questo proposito, il SEV è fortemente critico anche verso la nuova strategia delle FFS Cargo, che vuole concentrare entro cinque anni la gestione del traffico merci a Basilea, minacciando così la soppressione di 220 posti di lavoro a Chiasso.

Negli ultimi anni, la stazione di frontiera con l’Italia ha già perso 490 impieghi e in tutto il Ticino le soppressioni operate dalle FFS sono di circa 930 posti di lavoro. La richiesta del sindacato in questo settore è che le FFS sviluppino una strategia sostitutiva, adeguata alle potenzialità del traffico merci verso l’Italia.

Per quanto concerne le rivendicazioni salariali, i 500 delegati del congresso del SEV confermeranno probabilmente le richieste già rese pubbliche: 3 per cento di aumento reale dei salari e 2 per cento di compensazione del rincaro che non era stato accordato dal 1997. Il tutto dovrebbe costare alle FFS circa 150 milioni di franchi.

Silvano De Pietro

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