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Effetti diversi nella Confederazione dalla forza del franco svizzero

Keystone

Ginevra, Losanna, Zurigo e Berna hanno approfittato del rafforzamento del franco svizzero tra il 1975 e il 1995. L'Arco giurassiano, la Svizzera nord orientale, Basilea, il Ticino e le regioni alpine sono invece state svantaggiate. È quanto emerge da uno studio presentato lunedì e realizzato da Olivier Crevosier e José Corpataux, dell'Università di Neuchâtel, e Alain Thierstein, del Politecnico di Zurigo.

La forza del franco ha favorito le attività bancarie, le assicurazioni ed i fiduciari. Con il suo ruolo di «moneta rifugio», la valuta elvetica ha contribuito ad affermare la piazza finanziaria svizzera. Il rafforzamento del franco ha anche agevolato gli importatori e l’espansione delle multinazionali.

L’industria rivolta all’esportazione, confrontata alla concorrenza estera, ha invece sofferto a causa della rivalutazione della moneta elvetica. Hanno potuto superare le difficoltà solo i prodotti ad alto valore aggiunto o di lusso. Il settore turistico è pure stato svantaggiato dalla forza del franco.

L’economia ticinese è caratterizzata dalla presenza di tre blocchi di attività, indicano gli autori dello studio: turismo, terziario superiore (banche, società finanziarie e intermediari di trasporti) e industria. Globalmente, salvo per quanto riguarda le attività finanziarie, l’economia ticinese è stata penalizzata dalla forza del franco.

Il settore turistico ticinese ha subito una contrazione considerevole dei pernottamenti a causa dei tassi di cambio sfavorevoli e della concorrenza della vicina Italia. Le attività industriali hanno subito contemporaneamente gli effetti negativi dell’apprezzamento della moneta e della globalizzazione dei mercati. Negli ultimi tempi il Ticino è passato da una regione specializzata nelle funzioni industriali a basso valore aggiunto svolte per la Svizzera ad una regione che attira dalla Lombardia attività ad alto valore aggiunto, indica lo studio.

In testa alla classifica dei vincitori troviamo Zurigo, grazie alla sua piazza finanziaria internazionale e al ruolo centrale nell’economia svizzera. L’economia zurighese è meno internazionalizzata di quanto si possa pensare, osserva Olivier Crevoisier, rammentando che la regione importa il doppio rispetto a quanto esporta. Secondo il professore di economia, le regioni più «globalizzate» paradossalmente sono le regioni rurali, che vivono dell’industria o del turismo. Sono quelle che hanno maggiormente sofferto del rafforzamento del franco.

L’Arco giurassiano, che esporta il 90 percento della sua produzione, è stato sottoposto a pressioni continue. La regione punta attualmente su nuove tecnologie, quali la microtecnica. Tuttavia gli sforzi di ricerca e sviluppo non danno grandi frutti in termini di impieghi, secondo Olivier Crevoisier.

Le industrie metalmeccaniche e tessili, fortemente radicate nella Svizzera nord orientale, e la chimica basilese hanno registrato problemi simili. Le grandi imprese hanno trasferito all’estero parte delle attività.

Tra i vincenti figura Ginevra, favorita dalle attività bancarie e dal commercio internazionale. Le organizzazioni internazionali, finanziate con fondi pubblici, sono state risparmiate dalle fluttuazioni monetarie.

Considerazioni analoghe sono fatte dagli autori per Berna. L’amministrazione pubblica, il settore sanitario e le ex regie federali si sono sviluppati senza subire le conseguenze della forza della valuta del Paese. Lo stesso vale per Losanna, con il Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV) ed il Politecnico federale.

swissinfo e agenzie

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