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Fondata Worklink per aiutare le vittime della ristrutturazione di Swisscom

I fondatori di Worklink: Giorgio Peradini del sindacato Comunicazione, Charles Bélaz di Manpower e Rainer Titze di Swisscom Keystone

I collaboratori più anziani di Swisscom, toccati dalla ristrutturazione del gigante blu, riceveranno assistenza per la ricerca di un nuovo impiego. A questo scopo, l'ex regia federale, i sindacati e Manpower hanno deciso di creare la società Worklink.

Con questa società i partner vogliono partecipare in modo «attivo e responsabile» alla realizzazione del piano sociale di Swisscom, hanno annunciato mercoledì i rappresentanti delle tre parti nell’ambito di una conferenza stampa tenuta a Berna. Worklink si concentrerà essenzialmente sugli impiegati ultracinquantenni che sono stati, per almeno 5 anni, alle dipendenze della Swisscom o di Telecom. Lo scopo è quello di permettere loro una reintegrazione nel mondo del lavoro attraverso occupazioni temporanee.

Oltre alle condizioni relative all’età e al periodo di occupazione, i candidati devono rispondere a precisi criteri: l’offerta si limita a personale altamente qualificato in settori a cui Swisscom ha dovuto rinunciare sotto la pressione della concorrenza e la cui riqualifica professionale è economicamente insostenibile all’interno dell’azienda, ha spiegato Rainer Titze, capo del «Restructuring Controlling» presso Swisscom e neopresidente della Worklink. Esperti di Swisscom stimano che dell’iniziativa potranno approfittare al massimo 500 persone.

Worklink – ha proseguito Titze – è in fase di prova dal mese di settembre e dovrebbe diventare pienamente operativa nel gennaio del 2001. La società anonima è stata fondata martedì da Swisscom (quota di partecipazione del 40 percento), dai sindacati Comunicazione, Transfair, CASC e APC (insieme 30 percento) nonché dalla società di lavoro ad interim Manpower (30 percento). Il capitale azionario è di 100 000 franchi.

Nel periodo di assunzione gli impiegati godranno di un contratto di lavoro individuale con garanzie salariali e la certezza di un pensionamento anticipato a 60 anni se non trovano un lavoro definitivo: queste prestazioni sono a carico di Swisscom, come prevede la formulazione del piano sociale «Prospettive», concordato con i sindacati il 3 maggio 1999.

«La reintegrazione professionale non è un’attività di base di Swisscom» – ha spiegato Titze – ma sin dal lancio di «Prospettive»è stata prevista la creazione di una joint venture a questo scopo. Manpower – con un’esperienza e un’infrastruttura leader in Svizzera – e i sindacati – garanti dello spirito sociale della riconversione – sono i partner indispensabili «per la realizzazione di un compito così difficile», ha affermato Titze.

Charles Bélaz, direttore generale della Manpower e vicepresidente della Worklink, ha illustrato i punti forti della partecipazione del suo gruppo: lunga collaborazione con Swisscom; competenza approfondita riguardo ai bisogni del mercato; conoscenza delle esigenze delle regioni periferiche grazie alla capillare rete di filiali. Bélaz ha espresso ottimismo perché «il personale qualificato è ricercato: i datori di lavoro apprezzano sempre più queste competenze.»

Aderendo all’operazione, «Transfair ha scelto la via di un partenariato sociale concreto», ha sottolineato Regula Hartmann-Bertschi, presidente del sindacato e membro della direzione della joint venture. «Siamo fieri di aver contribuito alla realizzazione
di quest’idea innovatrice», ha concluso. Le ha fatto eco Giorgio Pardini, del Sindacato della Comunicazione e pure membro della direzione di Worklink, che ha tuttavia precisato come l’idea di una partecipazione attiva delle organizzazioni di lavoratori ai piani sociali si sia sviluppata già negli anni ’90.

swissinfo e agenzie

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