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Fondi di Abacha in Svizzera: sei banche violano gravemente l’obbligo di diligenza

La Commissione federale delle banche ha costatato violazioni gravi da parte di sei banche svizzere dell'obbligo di diligenza nella vicenda dei fondi depositati in Svizzera dall'ex-dittatore nigeriano Sani Abacha. Altri sei istituti mostrano lacune.

Alla fine del 1999, la somma totale dei fondi depositati dal clan Abacha e bloccati nelle banche svizzere ammontava a circa 660 milioni di dollari. Nel frattempo una somma pari a circa 115 milioni di dollari è stata sbloccata dalla giustizia ginevrina.

La Commissione federale delle banche (CFB) ha sottoposto ad esame le transazioni finanziarie di 19 banche che hanno preso in consegna soldi provenienti dall’entourage di Abacha.

Secondo il rapporto della CFB, che si basa sull’analisi del comportamento di 17 banche, cinque banche hanno rispettato pienamente l’obbligo di diligenza, procedendo ad accurate ed approfondite verifiche sui conti dei loro clienti. Si tratta dei seguenti istituiti: UBS, Banca del Gottardo, Citybank N.A., Goldmann Sachs & CO e Merril Lynch

Sei altre banche hanno evidenziato lacune ma nei loro confronti
«non sono necessarie misure coercitive», osserva la CFB. Sono la Banque Edouard Constant, la filiale in Svizzera della Banque Nationale de Paris, la Baring Brothers Bank (Svizzera), la J. Henry Schroder, la Pictet & Cie e la Banca Rüegg.

L’esame di un terzo gruppo di sei banche ha invece portato alla luce violazioni “in parte gravi” dell’obbligo di diligenza e notevoli carenze organizzative: si tratta di tre banche del Credit Suisse Group (Credit Suisse, Banca Hofmann e Banca Leu), del francese Crédit Agricole Indosuez, dell’Unione Bancaria Privata e della Banca Warburg. In due casi l’inchiesta della CFB ha avuto conseguenze personali dirette per impiegati con funzioni dirigenti.

La CFB constata tuttavia che il caso Abacha non è un problema puramente svizzero. Rinomati istituti di credito esteri hanno anch’essi accettato fondi provenienti dall’entourage di Sani Abacha. Si è potuto appurare che i fondi provenivano, oltre che dalla Nigeria, dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna e dall’Austria.

D’altro canto, fondi sono stati trasferiti dalle banche svizzere a banche negli USA, in Gran Bretagna, in Francia, nel Lussemburgo e nel Liechtenstein. Secondo le informazioni della CFB, solo una parte di questi paesi ha nel frattempo bloccato i conti e avviato procedure amministrative.

In margine al suo rapporto sui fondi Abacha in Svizzera, la Commissione federale delle banche (CFB) propone infine di aggiornare ed integrare l’attuale normativa. La CFB vuole in primo luogo adeguare gli strumenti di lotta predisposti alle nuove leggi penali sulla corruzione, entrate in vigore il primo maggio.

L’obbligo delle banche di conoscere i clienti più importanti è indispensabile, sottolinea la CFB al termine della sua inchiesta. In numerosi casi esaminati durante le indagini è emerso che la gerarchia bancaria non era nemmeno informata sui rapporti contrattuali con clienti importanti, osserva la CFB.

Il fatto che i fondi provengono da un’altra banca svizzera, o straniera, non sottrae l’istituto depositario al dovere di interrogare il cliente sulla loro origine. Ma non è tutto: ogni banca che interrompe un rapporto di affari con un cliente deve informarne gli altri istituti, scrive ancora il rapporto della CFB.

La CFB osserva peraltro che le misure amministrative sono spesso inefficaci e chiede quindi l’estensione degli strumenti giuridici a disposizione nell’ambito della Convenzione di diligenza.

Infine, la CFB invita all’adozione di standard minimi internazionali. Questa nuova crisi «mostra ancora una volta in modo chiaro che la corruzione è internazionale: anche la lotta deve esserlo», ricorda la CFB.


swissinfo e agenzie

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