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I cliché tradizionali veicolano l’immagine della Svizzera nel mondo

Mucche, neve, formaggio ed orologi nella rappresentazione della Svizzera all'estero Keystone

L'immagine della Svizzera nell'Unione europea non ha sofferto molto dello scandalo legato ai fondi ebraici rimasti in giacenza. Soprattutto perché l'interesse è piuttosto limitato. Lo mette in risalto una ricerca del FNRS, presentata a Berna.

Montagne, neve, formaggio hanno ancora il vento in poppa nella rappresentazione della Svizzera all’estero. Per lo meno nei paesi dell’Unione europea.
Ma accanto a questi tradizionali stereotipi, emerge anche il variegato mondo culturale elvetico, molto apprezzato all’estero. Decisamente di più rispetto al ruolo delle banche svizzere, inevitabilmente messe in relazione con il riciclaggio di denaro sporco e ad affari poco chiari che potrebbero nascondersi dietro il segreto bancario.

Queste indicazioni emergono da uno studio effettuato dal Fondo nazionale svizzero della ricerca scientifica, destinato a mettere in evidenza quale sia l’immagine della Svizzera all’estero. Una ricerca effettuata tra il 1996 e l’anno scorso, in un momento particolarmente caldo, condizionato dalla vicenda dei fondi ebraici rimasti in giacenza. Un avvenimento che non ha però provocato sconquassi per l’immagine elvetica all’estero. Per lo meno all’interno dell’Unione europea, mentre secondo i ricercatori differentemente (almeno in parte) è andata in paesi più sensibili alla questione, quali gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e naturalmente Israele.

Un’immagine che cambia molto lentamente dunque, quella della Svizzera all’estero. Al punto che si potrebbe affermare che i timori sorti sul piano interno non erano giustificati: il rifiuto d’adesione all’Onu, allo Spazio economico europeo e la vicenda dei fondi ebraici non hanno mutato in maniera consistente l’opinione degli europei. Una tendenza probabilmente accentuata dall’interesse tutto sommato contenuto che la vicenda dei fondi ebraici ha sollevato nei media dell’Ue.

Secondo i dati emersi dallo studio affidato al professor Michal Arend, i cittadini dell’Unione hanno in definitiva un’opinione leggermente più negativa che positiva sulla Svizzera. Con qualche differenza da paese a paese: Francia, Italia, Danimarca e Olanda emergono quali voci più critiche.

Per quanto riguarda un possibile ingresso elvetico nell’Ue, dopo il «no» allo See tutti i paesi membri (ad eccezione di Francia e Germania) hanno fatto marcia indietro: i favori per accogliere la Svizzera a Bruxelles sono leggermente diminuiti.

Ma più in generale, la ricerca ha evidenziato tre poli di interesse: se per il normale cittadino europeo la Confederazione rappresenta principalmente una meta turistica, per il businessman è una garanzia di qualità, mentre per il politico gli aspetti di politica interna ed esterna (legati in particolare all’isolamento del paese) sono predominanti.

Pierre Ograbek

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