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I ferrovieri ne hanno abbastanza

I macchinisti chiedono le dimissioni dei vertici delle FFS Keystone Archive

Il personale delle Ferrovie Federali Svizzere si lamenta della mancanza di centinaia di collaboratori e dei salari troppo bassi.

Venerdì i macchinisti hanno consegnato al Dipartimento federale dei trasporti una petizione nella quale chiedono le dimissioni della direzione dell’azienda. I vertici, dal canto loro, si mantengono fermi sulle loro posizioni e non intendono fare concessioni in materia di salari.

Saranno adottate misure per reclutare nuovi macchinisti, ha detto il presidente del consiglio di amministrazione delle FFS Thierry Lalive d’Epinay, in un’intervista pubblicata dal «Tages Anzeiger». Attualmente mancano solo 500 collaboratori, ha precisato il capo della direzione Benedikt Weibel.

Secondo un sondaggio effettuato fra il personale dell’ex regia federale, il morale è peggiorato rispetto all’anno scorso, in particolare fra i 3000 macchinisti. Oltre la metà di loro ha firmato la petizione per chiedere le dimissioni della direzione, consegnata oggi al primo segretario del Dipartimento federale dei trasporti (DATEC).

I macchinisti rimproverano a Lalive d’Epinay il peggioramento delle condizioni di lavoro. Oltre alla mancanza di personale, le attività sono diventate monotone a causa della separazione fra traffico passeggeri e trasporto merci, affermano i dipendenti delle FFS. Queste condizioni mettono in pericolo la sicurezza del traffico ferroviario, sostengono i firmatari della petizione.

In questo settore non ci saranno cambiamenti, hanno precisato Lalive d’Epinay e Weibel: grazie alla suddivisione del lavoro le distanze percorse dai treni sono aumentate del 17 per cento con il 4 per cento in meno di personale. Weibel si è mostrato inflessibile anche sui salari: il loro volume supera i 100 milioni di franchi, non è possibile fare di più attualmente e il personale dovrà essere ulteriormente ridotto, ha detto. Le FFS intendono applicare un modello di lavoro flessibile a partire dal 2003. Secondo Weibel, è stato un errore introdurre la settimana di 39 ore generalizzata.

«I negoziati fra datore di lavoro e dipendenti sono di competenza dei partner sociali» si è limitata a dire la portavoce del DATEC, Claudine Godat Saladin. Il DATEC non intende immischiarsi nel processo in corso.

swissinfo e agenzie

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