I liberali svizzeri dicono no alla tassa sui guadagni in capitale
Dopo essere stata già respinta dai due rami del parlamento nonché dal Consiglio federale, l'iniziativa popolare per un'imposta sui guadagni in Borsa, in votazione il prossimo 2 dicembre, è stata bocciata all'unanimità anche dai delegati del Partito liberale svizzero (PLS) riuniti sabato in assemblea a Ginevra.
Le imposte – ha affermato la consigliera nazionale Barbara Polla- sono un male necessario. Per questa ragione, ha precisato, «devono essere moderate al fine di assicurare uno sviluppo armonioso dell’economia e quindi la perennità delle stesse imposte». Imposte equilibrate sono un fattore di coesione sociale, ha aggiunto la Polla, «soprattutto se a pagarle non sono soltanto alcuni ceti».
Se invece si prendono di mira solo alcune categorie sociali sulle quali far ricadere più pesantemente la mannaia fiscale, ha aggiunto la Polla, «allora non si apre la strada all’equità fiscale e alla giustizia sociale come invocato dagli iniziativisti». Attualmente, ha sottolineato la consigliera nazionale ginevrina, il 17 per cento degli svizzeri non paga le imposte federali, mentre il 5 per cento contribuisce da solo al 60 per cento alle entrate fiscali dellaConfederazione».
Diversamente da altri Paesi, ha aggiunto la Polla, «paghiamo anche un’imposta sulla fortuna». Un’imposta, ha precisato, «che, proporzionalmente, rimpingua le casse della Confederazione più di quanto non faccia l’imposta sui capitali applicata negli Stati Uniti».
Per la stabilità delle imposte e dello Stato, il gettito fiscale derivante da questa imposta non dovrebbe essere condizionato dai capricci della Borsa. Durante l’assemblea, il PLS ha ricordato le argomentazioni negative del Dipartimento federale delle finanze, secondo il quale i costi amministrativi generati da questa imposta sarebbero sproporzionati rispetto al gettito fiscale ottenuto».
Altro argomento che secondo il PLS dovrebbe contribuire a far naufragare la proposta dell’Unione sindacale svizzera (USS) riguarda i piccoli azionisti: per il PLS, quel 32 per cento di svizzeri che investono somme modeste in Borsa sarebbe il primo ad essere penalizzato dall’iniziativa. Ad essi si aggiungerebbero i proprietari di piccole e medie imprese.
La nuova imposta chiesta dai sindacati prevede un prelievo fiscale del 20 per cento sui guadagni in Borsa. La Svizzera è uno dei pochi Paesi al mondo ad esonerare dall’imposta tali redditi. Per gli autori della proposta, questo balzello potrebbe portare quasi un miliardo di franchi all’anno nelle casse della Confederazione.
swissinfo e agenzie
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.