I partiti borghesi uniti contro una tassa sui guadagni in borsa
"L'iniziativa dell'Unione sindacale svizzera per tassare i guadagni in borsa è un attacco diretto all'azionariato popolare e allo spirito imprenditoriale che sta lentamente rinascendo in Svizzera." Lo ha affermato venerdì a Berna la consigliera nazionale Barbara Polla, che insieme con altri 130 parlamentari del comitato interpartito «No a nuove imposte» si batte contro la proposta in votazione il prossimo 2 dicembre.
Lanciata in un momento di particolare euforia dei mercati azionari, la proposta ha come obiettivo la tassazione delle grandi fortune realizzate in borsa. «Quei giorni sono ormai un ricordo», ha fatto notare la parlamentare liberale ginevrina accennando al calo generalizzato delle borse negli ultimi mesi. La sua collega Helen Leumann-Würsch (LU/PLR) ha ricordato i contraccolpi subiti dai mercati dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, che hanno causato danni all’economia tuttora incalcolabili.
Dannosa per le PMI
Gli inziativisti, ha affermato Barbara Polla, si sbagliano se pensano che introducendo questa imposta colpiranno le grandi fortune: la prima a farne le spese sarebbe la classe media, ha precisato, «ossia quel terzo di svizzeri che possiede azioni e che investe in borsa somme modeste sovente per sostenere piccole e medie imprese (PMI)». Sono soprattutto le PMI, ha aggiunto, che rischiano di pagare il prezzo più alto.
Esse sono, secondo la Polla, la spina dorsale dell’economia elvetica nonché il maggior datore di lavoro in Svizzera. I proprietari di queste aziende sono anche i suoi maggiori finanziatori: in futuro, qualora dovesse accadere che al momento del passaggio di proprietà – per esempio da padre in figlio – venisse imposta una tassa del 20% come vorrebbero i sindacati, «vi è il rischio che il proprietario smetta di investire a lungo termine oppure che sia obbligato a vendere le proprie azioni a un prezzo maggiorato per poter pagare le imposte».
Gli effetti perniciosi, ha ricordato la deputata liberale, di una tale tassa «si farebbero sentire anche sulle le imprese che si lanciano nelle nuova tecnologie, quelle insomma che formeranno il tessuto economico di domani». A suo parere, «qualora la tassa venisse accettata nessuno sarebbe più disposto ad investire in una società che potrebbe dare i primi utili solo dopo anni dalla sua costituzione». Per questa ragione, «non dobbiamo intralciare inutilmente con nuove tasse quello spirito imprenditoriale in pieno rinascimento in Svizzera».
Un simile provvedimento fiscale, ha rincarato Leumann-Würsch, rischia di far fuggire all’estero le imprese e i buoni contribuenti con danni per cantoni e comuni.
Ingiusta, burocratica e poco redditizia
Ma per gli avversari, i difetti della proposta sindacale non sembrano esaurirsi qui. È vero, ha affermato Felix Walker (PPD/SG), la Svizzera è uno dei pochi stati che non percepisce balzelli sui guadagni in borsa: «tuttavia gli iniziativisti dimenticano di dire che negli altri paesi non esiste un’imposta sulla sostanza, che assicura alla Confederazione 4 miliardi di franchi». Una somma – ha precisato Walker – «più alta in proporzione alle entrate garantite dalle imposte sui capitali esistenti in altri paesi. Inoltre, ha aggiunto, «la proposta dell’USS non fa distinzione tra guadagni a breve e lungo termine, come invece avviene in paesi a noi confinanti dove si tassano i guadagni conseguiti a breve termine, da un anno a sei mesi». La proposta dei sindacati è ingiusta poiché mentre pretende di tassare immediatamente i guadagni, tiene conto delle perdite solo in un secondo tempo.
Secondo il comitato, i presunti guadagni derivanti dall’applicazione della tassa – 4-500 milioni in anni buoni – rischiano di essere annullati dai costi burocratici – amministrazioni pubbliche, banche e privati – dovuti dalla difficoltà di percepire un tale balzello.
Le ragioni dei promotori
Secondo l’Unione sindacale svizzera, promotrice dell’iniziativa, dalla fine del 1990 alla fine del 1997, il valore di tutte le azioni svizzere quotate in borsa è aumentata di oltre 600 miliardi di franchi, di cui 300 miliardi soltanto nel 1997 e gli utili da capitale realizzati in caso di vendita sono rimasti esenti da imposta per i privati. Il socialista basilese Paul Rechsteiner, presidente dell’USS, ha ricordato che in Svizzera ogni franco guadagnato è tassato, da qualsiasi fonte esso provenga: lavoro, risparmio, rendita. “Gli utili da capitale godono invece di un privilegio unico.” L’USS ricorda inoltre che l’operazione realizzata dalla Novartis fruttò a suo tempo in un solo giorno 18 miliardi di franchi esenti da tasse.
swissinfo e agenzie
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