Il bosco non assorbe tanto CO2 e riduce poco l’effetto serra
Le capacità dei boschi di assorbire CO2, riducendo l'effetto serra, non vanno sopravvalutate. È quanto affermano i reponsabili di un progetto di ricerca, non ancora concluso, condotto dall'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (FNP) di Birmensdorf, nel Canton Zurigo.
«Peanuts» (noccioline): così il direttore dell’FNP Mario Broggi ha definito mercoledì a Zurigo in una conferenza stampa, la parte di anidride carbonica (CO2) che il bosco è in grado di «immagazzinare». Nonostante l’accordo raggiunto in luglio alla conferenza dell’Onu sul clima tenuta Bonn, che prevede espressamente la possibilità di utilizzare le foreste come strumento per ridurre l’anidride carbonica nell’aria, per risolvere il problema «non si potrà fare a meno – secondo Broggi – di ridurre le emissioni di CO2».
In base ai dati degli inventari forestali nazionali allestiti dall’FPN nel 1985 e nel 1995, i boschi svizzeri hanno assorbito ogni anno in media circa il 10 per cento delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra.
Questo dato va però relativizzato, ha affermato Christian Körner, dell’Istituto di botanica dell’Università di Basilea. Dati accertati non esistono ancora. Ma tenendo conto del fatto che la crescita delle piante è limitata e dei disboscamenti, Körner stima che i boschi siano in grado di trattenere soltanto il 3 per cento dei 15 milioni di tonnellate di gas responsabili dell’effetto serra, liberati ogni anni in Svizzera nell’aria.
Il progetto di ricerca «Bosco e CO2» – sul quale l’FPN pubblicherà nel corso di questo mese un libro – ha evidenziato che la foresta non è in grado di assorbire anidride carbonica all’infinito. E che attraverso eventi estremi – com’è stato ad esempio l’uragano «Lothar», ma anche le valanghe o gli incendi – si trasforma in una fonte di emissioni di CO2.
swissinfo e agenzie
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