Il cinema, una questione economica
Un giro d'affari di 1,3 miliardi di franchi, 1300 imprese e 4700 posti di lavoro : il cinema in Svizzera è anche questo. Per la prima volta uno studio scientifico si china sugli aspetti economici del settore cinematografico elvetico.
Lo studio, commissionato dalle associazioni «Zürich für den Film» e «Fonction Cinéma» e presentato martedì a Berna, offre per la prima volta uno strumento di lavoro affidabile agli operatori del settore, inserendo il settore cinematografico nel contesto economico nazionale e proponendo raffronti anche con la situazione europea.
Come ha spiegato Heinz Rütter, autore insieme a Vinciane Vouets dello studio, l’analisi muove da una definizione ampia del settore cinema, che comprende oltre alla produzione anche la distribuzione, sia in pellicola, sia in video. Sotto questo aspetto, il cinema appare un settore economico dinamico, inserito in una complessa rete di relazioni in ambito pubblico e privato.
Alcune cifre: nel 1998, l’anno a cui si riferisce lo studio, circa 1300 aziende e organizzazioni erano attive nel settore, con un giro d’affari lordo annuo di più di 1,3 miliardi di franchi e un valore aggiunto lordo di 530 milioni di franchi. I posti di lavoro a tempo pieno sono circa 4700: tenendo conto della’alta percentuale di lavoro a tempo parziale nel settore (ca. 40 per cento), il numero effettivo degli addetti è molto più elevato.
Lo studio permette anche una valutazione del ruolo della televisione nel cinema : se il 24 per cento del valore aggiunto lordo proviene dalla produzione cinematografica, i settori «film» della televisione e della distribuzione via cavo producono rispettivamente il 22,2 e il 21,3 per cento. In generale la distribuzione ha un peso economico ben più rilevante della produzione.
Sul piano della distribuzione, lo studio conferma il ruolo di secondo piano della cinematografia svizzera nel mercato interno rispetto a quella straniera, soprattutto americana : la percentuale di film svizzeri proiettati nelle sale è del 10 per cento, i loro incassi ammontano solo al 3 per cento circa del totale. La situazione non è diversa neppure alla televisione: i film svizzeri sono solo il 6 per cento dei film trasmessi.
Se paragonata al contesto europeo, la Svizzera è caratterizzata da un volume elevato di produzione, da un’offerta di film molto variata, da una densità di sale superiore alla media, da una media alta di spettatori e dai prezzi dei biglietti elevatissimi. Rispetto ai grandi paesi europei, quali Francia, Italia e Germania, in Svizzera la quota di mercato dei film nazionali è però piuttosto ridotta (tra l’1 e il 5 per cento).
Lo studio – non poteva essere altrimenti – si inserisce nella discussione sul sostegno pubblico alla cinematografia elvetica. Gli operatori possono ora far riferimento a dati completi, anche se limitati alla situazione di un solo anno. Il fatto che a fronte dei 30 milioni di franchi annui in sovvenzioni versate da Confederazione, cantone e comuni, le imposte versate dal settore ammontino a 75 milioni di franchi, non dice molto dei reali effetti economici del sostegno pubblico. Invita tuttavia, come molte altre informazioni fornite dallo studio, a considerare il cinema in Svizzera non solo sotto l’aspetto politico-culturale, ma anche sotto quello economico.
Andrea Tognina
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