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Il Consiglio federale non vuole legiferare sugli stipendi d’oro

Il consigliere federale Kaspar Villiger ha ribadito, a nome del governo, che i salari dei top manager delle otto imprese legate alla Confederazine non sono "esageratamente elevati" Keystone

Gli stipendi dei top manager delle aziende federali non sono "esagerati". A dirlo è il governo che intende tuttavia fissare entro fine anno alcuni principi base in quest'ambito. Per il governo i salari versati ai quadri delle ex regie federali sono fissati in base alla legge della domanda e dell'offerta. Reazioni critiche dell'Unione sindacale svizzera (Uss).

Approvando il rapporto su salari e altre condizioni di impiego dei dirigenti delle ex aziende della Confederazione, il governo ritiene che non siano «esageratamente elevati», ma conformi al mercato. Scatenata dalle indiscrezioni sullo stipendio e i bonus del direttore delle Ferrovie federali svizzere, la polemica sui “salari d’oro” dei manager delle aziende pubbliche sembra essere arrivata al capitolo finale. Approvando martedì un rapporto sui salari e le condizioni di impiego dei direigenti delle ex regie della Confederazione, il Consiglio federale è giunto alla conclusione che un cambiamento della legge per intervenire in quest’ambito non è necessario.

Il rapporto ha passato alla lente la situazione attuale di Swisscom SA, Posta, FFS, RUAG (imprese d’armamento), Banca Nazionale, SUVA (ex Insai), SSR e dell’Istituto per la proprietà intellettuale. Risultato: i salari degli alti dirigenti delle imprese pubbliche sono tutti compatibili con quelli di mercato e si situano nella fascia inferiore della loro categoria. “Complessivamente non si può quindi parlare di stipendi esagerati”, ha dichiarato il ministro delle finanze Kaspar Villiger.

In seguito alle riforme delle ex regie di Stato il sistema di competenze e le condizioni di mercato in cui esse operano si sono profondamente modificati, ha detto il ministro ricordando che la gestione politica e quella operativa sono state chiaramente separate. Mentre gli obiettivi strategici vengono fissati dalla Confederazione, la gestione operativa è nelle sole mani della dirigenza di queste aziende, aziende che si muovono interamente o in parte in regime di concorrenza. E la definizione dei salari dei top manager rientra nella sfera di competenza della sola impresa.

Ma se dal profilo formale e giuridico non sono state riscontrate irregolarità, Villiger ha comunque riconosciuto che i responsabili non hanno dato prova della necessaria sensibilità politica. Da un lato a causa della rapidità degli adeguamenti, dall’altra in seguito ad “una certa generosità in alcuni singoli casi”. In futuro il Consiglio federale intende perciò avere un occhio di riguardo sulla politica salariale delle aziende di proprietà dello Stato.

Attraverso una più ampia informazione sui salari dei quadri dirigenti Berna vuole migliorare la trasparenza. Il rapporto approvato martedì rappresenterebbe un primo passo in questa direzione. Parallelamente il governo vuole fissare principi di massima per quanto riguarda le indennità per i membri dei Consigli di amministrazione, come anche per i salari, i premi e la previdenza professionale dei quadri dirigenti.

Meno stretta sarà la sorveglianza per Swisscom, ha detto Villiger: lo Stato deve essere infatti molto cauto nell’intervenire su un’azienda che è quotata in borsa. Una notizia che farà sicuramente piacere al boss della Swisscom, Jens Alder, che, come ha scritto il settimanale svizzero tedesco SonntagsZeitung, con uno stipendio ed un bonus di 1,2 milioni di franchi risulterebbe in Svizzera il manager di Stato più pagato.

La decisione del governo di non legiferare sugli stipendi d’oro dei top manager è stata criticata dall’Unione sindacale svizzera (Uss) che l’ha definita “incomprensibile”. L’Uss ha sempre sostenuto che, all’interno di un’impresa, la differenza tra salario più basso e quello percepito dai dirigenti non dovesse superare il rapporto di uno a dieci. «Una tale differenza, benché notevole, sarebbe più giustificabile agli occhi dei cittadini», spiega l’organizzazione sindacale, che definisce «pusillanime» l’atteggiamento governativo.

Luca Hoderas

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