Il fisco elvetico non accetta il pagamento in natura dell’IVA
Il vino è buono ma non è un mezzo di pagamento dell'IVA. È stata la risposta dell'amministrazione federale al viticoltore di Satigny (nel Canton Ginevra), Willy Cretegny, che il 1. agosto scorso si era spostato in trattore fino a Berna ed aveva versato l'IVA in natura: 252 bottiglie di Chasselas di produzione biologica.
Il Chasselas del 1999 è senza dubbio un ottimo vino, si legge nella lettera spedita all’agricoltore dall’Ufficio federale delle contribuzioni, ma questo tipo di pagamento non può essere accettato. Le autorità hanno quindi intimato a Cretegny di regolarizzare il suo debito con lo Stato correttamente e «senza indugi».
Cretegny ha fatto sapere che respinge la restituzione delle bottiglie finché non vi sarà un incontro con i responsabili dell’Ufficio federale dell’agricoltura.
Con l’azione di mercoledì scorso il viticoltore ginevrino, che è pure presidente dell’associazione dei viticoltori bio, intendeva protestare contro la diminuzione dei prezzi dovuta all’adeguamento del mercato svizzero a quello europeo. Cretigny chiede in particolare la creazione di una quota di produzione federale, che sostituirebbe le attuali limitazioni cantonali ed una serie di misure di accompagnamento – come l’introduzione di tasse – che dovrebbero limitare la concorrenza dei vini esteri.
Cretigny ha annunciato una prossima «marcia su Berna» di una delegazione di viticoltori e contadini ginevrini.
swissinfo e agenzie
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