Il governo non abbandona l’opzione nucleare
Prendendo posizione su due iniziative che chiedono l'abbandono dell'energia atomica, rispettivamente il prolungamento della moratoria sulla costruzione di centrali nucleari, il Coniglio federale ha affermato lunedì di non voler abbandonare l'opzione nucleare. Le ragioni della scelta sono di ordine soprattutto economico.
Alle iniziative «Moratoria più» e «Corrente senza nucleare» il Consiglio federale preferisce il mantenimento delle centrali atomiche fintanto che la sicurezza è garantita. Il governo ha proposto mercoledì di respingere i due testi e ha trasmesso al parlamento il progetto di nuova legge sull’energia nucleare.
Berna ammette che a livello tecnico l’abbandono dell’atomo potrebbe essere preso in considerazione, ma a suo modo di vedere questa scelta ostacolerebbe la riduzione delle emissioni di CO2, fissate dalla legge, e avrebbe conseguenze nefaste per l’economia. Per esempio, secondo uno studio ordinato dall’Ufficio federale dell’energia (UFE), l’iniziativa «Corrente senza nucleare» provocherebbe perdite annue valutate a un miliardo di franchi per un lungo periodo. Potrebbe pure comportare un aumento del prezzo dell’elettricità fino al 20 per cento.
Questo testo, sostenuto da 37 organizzazioni ecologiste, Verdi e PS, esige che le centrali nucleari di Beznau I e II e di Mühleberg siano disattivate al più tardi due anni dopo l’approvazione popolare. Il disinserimento delle centrali di Gösgen e Leibstadt dovrebbe intervenire al più tardi 30 anni dopo la loro entrata in servizio, ossia rispettivamente verso il 2009 e il 2014.
L’iniziativa «Moratoria più», che chiede una proroga di dieci anni di quella accettata dal popolo nel 1990, avrebbe minori conseguenze economiche. Lo studio prevede perdite annue per 300 milioni se la durata d’esercizio delle centrali esistenti fosse limitata a 40 anni (l’iniziativa prevede un referendum per ogni proroga ulteriore) e a 130 milioni se venisse aumentata a 50 anni.
Il Consiglio federale vuole invece mantenere aperta l’opzione atomica. Il problema, già discusso a più riprese negli ultimi anni dal collegio governativo, non ha stavolta suscitato discussioni, ha precisato il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger.
Il progetto di legge governativo sull’energia nucleare, che funge da controprogetto indiretto alle due iniziative, non prevede alcun limite di sfruttamento per le cinque centrali nucleari svizzere. Il governo propone tuttavia che la messa in servizio di ogni nuovo impianto nucleare sia sottoposto a referendum facoltativo. Vuole pure imporre il divieto del ritrattamento del combustibile nucleare esausto e le relative esportazioni.
In merito alla gestione delle scorie radioattive, il governo prevede un piano di «immagazzinamento geologico duraturo controllato». Dopo una fase di osservazione prolungata il deposito può essere convertito in immagazzinamento finale geologico. Questo sistema abbina il deposito finale, caro agli ambienti atomici, e la possibilità di ricuperare le scorie, rivendicata dagli ecologisti.
In merito alla possibilità di realizzare un deposito per scorie debolmente e mediamente radioattive al Wellenberg (NW), lo stesso non sarà più sottoposto a referendum. Basterà il consenso del cantone.
Il finanziamento della chiusura delle centrali e la gestione delle scorie radioattive dovranno essere garantiti dai fondi costituiti a tale scopo dai responsabili delle centrali. Attualmente gli oneri di smantellamento sono valutati a circa 1,5 miliardi di franchi. I costi di gestione delle scorie radioattive dopo la disattivazione delle centrali a circa 13 miliardi.
swissinfo e agenzie
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