Il governo propone nuove regole per la disoccupazione
Le prestazioni dell'assicurazione disoccupazione vanno ridotte per poter diminuire l'aliquota dal 3 al 2 percento. La durata delle indennità verrä ridotta da 520 a 400 giorni, mentre il periodo minimo dei contributi per le indennità passa da 6 a 12 mesi
Entro la fine del 2003 il governo vuole varare nuove regole di finanziamento dell’assicurazione disoccupazione. In quest’ottica lunedì ha incaricato il Dipartimento federale dell’economia (DFE) d’aprire, fino al 7 dicembre, una procedura di consultazione sulla revisione della legge.
L’aliquota, attualmente aumentata al 3 percento per permettere di rimborsare i debiti dell’assicurazione, sarà ridotta al 2 percento non appena sarà raggiunto l’equilibrio finanziario, ha affermato il ministro dell’economia Pascal Couchepin. Ciò potrebbe essere il caso verso la metà del 2002. La revisione della legge è prevista per il 1. gennaio 2003.
Per realizzare le economie necessarie, il periodo in cui si ha diritto a timbrare va ridotto da 520 a 400 giorni. Questa riduzione non sarà tuttavia applicata ai lavoratori di oltre 55 anni e nemmeno a coloro che percepiscono rendite d’invalidità o dell’assicurazione infortuni.
Inoltre, il periodo minimo di versamento delle quote per poter poi aver diritto alle indennità giornaliere dovrà essere aumentato da 6 a 12 mesi. L’assicurazione disoccupazione svizzera, attualmente più generosa su questi due punti, si adeguerà dunque al resto dell’Europa.
I beneficiari di alti salari – tra 106.800 e 267.000 franchi annui – continueranno a versare una quota addizionale di solidarietà. Quest’ultima sarà tuttavia ridotta dal 2 all’1 percento.
Il Consiglio federale – ha ricordato Pascal Couchepin – ha rinunciato ad altre misure che erano state previste, come la riduzione dell’ammontare delle indennità. Per Couchepin si tratta di una revisione socialmente equilibrata
Il progetto di revisione prevede anche un leggero aumento della partecipazione finanziaria della Confederazione e dei Cantoni alle spese degli uffici regionali di collocamento e provvedimenti sul mercato del lavoro. I contributi federali dovrebbero salire a 300 milioni di franchi all’anno e quelli dei Cantoni a 100 milioni.
Le proposte governative di revisione della legge sulla assicurazione contro la disoccupazione hanno suscitato reazioni contrapposte di sindacati e padronato. I primi si oppongono recisamente alle economie sui disoccupati di lunga durata, i secondi giudicano insufficiente la diminuzione delle prestazioni, che vogliono riportare ai livelli di prima della recessione.
«Non accettiamo assolutamente la riduzione dei giorni di indennità da 520 a 400», ha dichiarato il segretario generale dell’Unione sindacale svizzera (USS) Serge Gaillard, denunciando inoltre la «crociata» del Consiglio federale a favore degli alti redditi: l’USS si oppone alla riduzione dell’1 percento dei contributi addizionali per i salari sopra i 106.800 franchi.
Sulla stessa lunghezza d’onda la Federazione svizzera dei sindacati cristiani (FSSC), che come l’USS esige una partecipazione finanziaria maggiore da parte dello Stato. Per la FSSC la proposta del governo è «incomprensibile». I sindacati cristiano-sociali esigono la creazione di riserve, che potrebbero essere finanziate mantenendo il tasso addizionale del 2 percento per i redditi superiori ai 106.800 franchi. La riduzione dell’aliquota dal 3 al 2 percento per i salari inferiori non dovrebbe inoltre diventare effettiva prima del 2003.
Di segno opposto la reazione padronale. L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) giudica insufficiente la riduzione delle prestazioni, che vorrebbe riportare al livello di prima della recessione, ossia a 260 indennità giornaliere per un periodo di contribuzione di 18 mesi. L’USI denuncia, in una nota, la «mancanza di coraggio» del Consiglio federale, in un momento in cui «regna» di nuovo il pieno impiego.
L’USI denuncia pure «l’introduzione di una nuova imposta sulla ricchezza»: continuare a prelevare un 1 percento aggiuntivo sui salari tra i 106.800 e i 267 mila franchi, «tranche» non assicurata, è «un’imposta mascherata sui redditi medi», secondo il padronato. Per l’USI, la revisione dell’assicurazione contro la disoccupazione è una «perdita supplementare di attrattiva per la piazza economica svizzera».
swissinfo e agenzie
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